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	<title>HistoriaWeb - la storia sul web &#187; Storia Contemporanea</title>
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		<title>Della Libertà di Coscienza nelle sue attinenze col potere temporale dei Papi di Eusebio Reali</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 23:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia Contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo l&#8217;interessantissima prefazione ed alcune pagine del primo capitolo del libro di Eusebio Reali, &#8220;Canonino Regolatore Lateranense&#8221;, un libro scritto nel 1861 e liberamente consultabile online all&#8217;indirizzo indicato in fondo alla pagina. Buona lettura
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo l&#8217;interessantissima prefazione ed alcune pagine del primo capitolo del libro di Eusebio Reali, &#8220;Canonino Regolatore Lateranense&#8221;, un libro scritto nel 1861 e liberamente consultabile online all&#8217;indirizzo indicato in fondo alla pagina. Buona lettura</em></p>
<p><<<br />
Occasione al presente scritto fu data dal noto  reclamo del partito così detto cattolico di Francia  al Senato conservatore , pel quale in nome della libertà di coscienza , garantita dalle  istituzioni francesi, s&#8217;invocava la cooperazione di  quel governo per mantenere iaviolato il potere temporale  de&#8217;Papi. Affinchè il lettore ricordi, ed apprezzi adequatamente questo  tratto di storia contemporanea, è d&#8217;uopo  riferir per disteso la petizione famosa, onde si ha un criterio sicuro  per giudicare la logica di quel partito,  che fornirebbe ampia materia da ridere, se non Reali ne avesse data tanta, all&#8217;Italia precipuamente, da  piangere. Eccola:</p>
<p>« Signori Senatori</p>
<p>» Avuto riguardo ali&#8217;  articolo 25 della Co» stituzione, sotto la cui regola noi viviamo, il »  Senato è istituito quale custode del patto fon» damentale e delle libertà pubbliche. La più » essenziale di queste libertà è  la libertà di co<em>T&gt; </em>scienza. La libertà di coscienza per i cattolici » è basata  sull&#8217;indipendenza dell&#8217;augusto Capo » della Chiesa. <em>Or V  indipendenza del Papa </em>» <em>consiste nella sua sovranità temporale,  Ogni </em>» <em>offesa fatta a questa sovranità è un&#8217;offesa </em>» <em>alla </em><em>libertà di coscienza. </em>I sottoscritti  hanno » l&#8217;onore di pregarvi, Signori  Senatori, a vo» lere usare del diritto, che vi è conceduto.dal»  l&#8217;articolo 25 della Costituzione, coll&#8217;interve» nire presso il governo,  perché fedele alle » gloriose tradizioni della Francia , la primo»  genita figlia della Chiesa , impieghi tutta la » sua influenza a prò  de&#8217;diritti temporali della » S. Sede. I sottoscritti sono col maggior  rispetto » etc. etc. »</p>
<p>Che il paradosso sia  l&#8217;arme frequentemente impugnato dai partiti , nessuno lo ignora, ma che giungesse a tale e  tanto eccesso d&#8217;improntitudine , quale apparisce nella enunciata  petizione, la è cosa che non si poteva aspettare senon dal partito  Cattolico, in questa guisa in Francia denominato. Il Senato che ha  l&#8217;ufficio di vegliare alla conservazione  delle istituzioni politiche , non dovette questa volta esercitare altro  còmpito , tranne quello di conservare if  buon senso , e a gran maggioranza rigettò la strana richiesta. Invero  fra la libertà di coscienza, e il potere  temporale de&#8217;Papi non sta che la ragion degli opposti, onde non mi sarà  difficile dimostrare, che se esistono termini contradittorii sono questi  appunto , libertà di coscienza , e  sovranità territoriale del capo della Chiesti Cattolica. Tuttavolta .  mentre il partito cattolico si fa forte con un&#8217;argomento di questa specie, non è ignoto ad alcuno,  poggiare esso su d&#8217;una dottrina, cui a riprovare ed anatematizzare , la  Curia Romana esaurì tutto 1&#8242; arsenale delle sue invettive, e delle sue  frasi acerbe e contumeliose. La dottrina che invoca la libertà di coscienza è chiamata in parecchie  Bolle Pontificie, dottrina pestifera, sovvertitrice dell&#8217; ordine  civile e religioso, che porta all&#8217;indifferentismo ed alla miscredenza,  cui sarebbe obbligo de&#8217; Governi il proscrivere , e de&#8217;fedeli aborrire,-e  respingere non pure dai loro cuori, ma persine dalle loro orecchie.  Nondimeno molti onesti e sinceri cattolici, punto non si sgomentano di questa dottrina; perocché avendo fede alla  verità, che son convinti di possedere,  sanno che infine la verità dee prevalere ne&#8217;suoi conflitti coll&#8217;errore, e  che però dee terminare col sottomettere le coscienze le più ribelli.  Tuttavia con ragione se ne sgomenta la Curia Romana, a cui non sfugge  che il potere politico del Capo della Chiesa è una costante violazione  della libertà di  coscienza. Per la qual cosa non mi è dato concepire , come Roma  addi nostri abbia comportato in pace, ch£ il suo partito di Francia a sostegno del suo potere, abbia  invocato quella dottrina. Ma le mie meraviglie svaniscono, perocché  qualunque paradosso , qualunque assurdo , si pronunziò ai tempi presenti  per assodare la sovranità temporale de&#8217;  Papi, fu accettato dalla Curia Romana per buona moneta; sino ad adottare  le frasi di quel partito negli atti  Pontificali; di che gliene deve esser  gratissimo l&#8217;archivio curialesco, che così s&#8217;è alquanto  impinguato e fecondato dopo tanta sterilità, mescendo alle frasi un po&#8217;  rancide d&#8217;Innocenzo III e di Gregorio  VII, quelle del sig. Veuillot, <em>e </em>del sig. De Montalemberl. Così  abbiamo udito in alcune Encicliche ed Allocuzioni qualificare le  provincie dell&#8217;ex-stato Pontificio , come proprietà di tutti i Cattolici, Roma come la patria di tutti i Cattolici, ed in una nota del  Cardinale Antonelli si è letto che non è intervento di stranieri la discesa degli Austriaci fra  noi, perocché sono anch&#8217; essi Cattolici. Se non che la Curia Romana si è  peritata sinqui di aggiungere agli  accennati plagi la dottrina della libertà di coscienza  , quale è intesa dai dottori francesi r ma se il Cardinale Antonelli  rimane con un bricciolo di potere , e  prosiegue a dar saggio di valentia  diplomatica, non è a sconfidare che quandochessia ne faccia tesoro. .</p>
<p>Intanto il notissimo ex-Gesuita Passaglia ,  nell&#8217;opuscolo « il Papa e il Principe » ha trattato anch&#8217; egli della libertà di coscienza , ma in modo ben disforme  da quello che hanno fattogli egregi signori del partito Cattolico. Egli  nell&#8217;intendimento di conciliare il  potere temporale de&#8217;Papi colle esigenze dell&#8217;  attuale civiltà, è disceso ad ammettere che il Papa-principe può persine  concedere a&#8217;suoi sudditi la libertà di  coscienza. Se non che e&#8217; la considera, non come un bene , ma come  un male della &#8216;civil società; ma tal male che può e dee essere  tollerato, come si tollera un male minore ad ìsfuggire mali maggiori. A  dir vero nol chiama male , solo dice che non è un bene <em>assoluto, </em>ma  un bene <em>relativo, </em>in quanto, la società essendo inferma  escaduta, rende l&#8217;imagine d&#8217;un farmaco che è un bene relativo per un  corpo ammalato. Le quali espressioni tornano a significare , che per la  società considerata nello stato sano e normale, la libertà di coscienza è assolutamente un male.  Quindi accampa una tale teoria assai sottile e da non disgradarne Scoto  ed i suoi seguaci , ed è quello che egli appella <em>la regola dei minimi  e dei mussimi</em>, la quale infine, riesce a questa conclusione, che un  Principe Cattolico, nel!&#8217; accordare ai  suoi sudditi la libertà di coscienza, deve  usare la maggior cautela possibile, e concederla nella minima possibile  estensione. Fra le ombre poi di tante  sottigliezze e distinzioni e suddistinzioni,</p>
<p>onde è ingemmato il libro del Passaglia, balena un  pensiero, ed è che la -società nello stato sano, non tollerando né punto  né poco la libertà di coscienza, postochè  il Capo della Chiesa col suo potere politico, ha anche la missione  provvidenziale di ricondurre la sanità  nell&#8217;infermo corpo sociale, non ammetterà mai l&#8217;intera libertà di coscienza; ed appunto perché egli è  solo oggi nel mondo a non permettere siffatto male , gli è d&#8217;uopo il  pieno esercizio della temporale dominazione. Per la qual cosa in ultimo  risultato i dettati del Passaglia sono in perfetta armonia coi dettati  della Curia Romana. *</p>
<p>Dopo tuttociò viene spontanea una considerazione.  Per gli uni l&#8217;ammettere la libertà di coscienza  è cagione onde si abbia a invocare il regio potere de&#8217;Papi; per altri  l&#8217;esclusione della medesima libertà frutta  la stessa illazione. Ma una deduzione derivata nel tempo stesso da di verse sorgenti,anzi contradditorie,indica  confusione d&#8217;idee e tal confusione, che non può originarsi se non dal  non essersi istituita un&#8217;esatta analisi del concetto generatore , e nel  caso nostro d&#8217;essa libertà di coscienza. E  si per fermo, e pubblicisti, e giornalisti , e  Teologi non hanno raccolto siffatto concello se non quale veniva loro  dalla voce de&#8217; partiti. 11 fallace metodo filosofico fonte d&#8217;errori, che  il Protestantismo istituì e segui i&#8217;edelmente il Molinismo Gesuitico,  vale a dire il metodo psicologico, desso è la cagione precipua , per la  quale nello scadimento della Filosofia , come si confusero e si  alterarono i fondamentali concetti dello scibile , così si oscurò questo  importantissimo di libertà di coscienza.  E però si è veduta la grave questione del potere, temporale de&#8217; Papi  trattata sì leggermente e sì superficialmente da&#8217;suoi stessi fautori; ed  appunto o perché 0venne trascurata o  male si adoperò la stregua della dottrina della libertà  di coscienza. Cosa è dessa la libertà di  coscienza, quali i suoi limiti, quale la sua estensione? Nessuno  si è mai brigato di rispondere a tali  quesiti. Veramente essa importala necessità del potere temporale  de&#8217;Papi? È dessa propriamente un male d&#8217;una società corrotta da  tollerarsi, od un bene che accenni a un diritto d&#8217;una società in via di perfezionamento? Io mi son provato di sciogliere sì importanti problemi, e se la  mia soluzione non. risponderà all&#8217;espettazion dei lettori, non potrà essermi accagionato  che difetto d&#8217;ingegno e di cognizioni, ma  non di buon volere. Quello di che altamente dolevami era il vedere  impegnata in siffatte controversie la causa della Chiesa Cattolica, di cui mi protesto figlio docile ed  ossequente, e ministro seppure non degno, al certo non infedele. Echi  per fermo non dovevasi altamente rammaricare, veggendo i partiti,  spingersi temerariamente alla lor meta, violando e profanando col loro  impuro contatto le cose le più sante, e provarsi con tentativo sacrilego  di rendere il Cattolicismo odioso e  contennendo sino a volerlo strumento di turpissime  cupidigie? Io quindi diceva a me stesso ; e non sorgerà dal centro  della Chiesa, chi senta la dignità della sua madre , e si affretti a  combattere i profani che osano stendere la mano all&#8217;arca del testamento?  Mi provai, forse arditamente all&#8217;impresa, ed oggi m&#8217;avventuro alla  pubblica luce, nella fiducia che gli Italiani vorranno ascoltarmi; e se  la mia voce non avrà sufficiente efficacia per giungere ai loro cuori,  valga almeno a renderli persuasi che non debbono confondersi insieme la  santità delle cose con gli abusi degli uomini.</p>
<p><a href="http://books.google.it/books?pg=PA53&amp;dq=libert%C3%A0+di+coscienza&amp;id=JtW1AAAAIAAJ#v=onepage&amp;q&amp;f=false" target="_blank">Continua a leggere clicca qui</a></p>
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		<title>La responsabilità della resistenza da parte della Chiesa cattolica al progetto di Stato assoluto</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 23:49:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Chiesa, con il sorgere dell&#8217;età moderna e quindi con il dispiegarsi del progetto ateistico, deve vivere in un contesto radicalmente diverso da quello precedente, ed esprime la sua resistenza come missione. Essa comprende che il suo compito non è più, come nell&#8217;età medievale, di intervenire col suo influsso religioso e spirituale sulla forma della società, per determinare una struttura umanamente più adeguata; i termini sono ormai radicalmente diversi: la Chiesa è chiamata alla missione in una situazione culturale e sociale di obiettiva ostilità che tende, in modo sempre più esplicito, all&#8217;ateismo e a costruire un progetto sociale anticristiano. Il compito è quello di vivere una presenza simile a quella vissuta nei primissimi tempi del cristianesimo. Con un&#8217;aggravante: che la forma culturale della società in cui la Chiesa vive ora la sua missione non presenta, come la società precristiana, degli spazi di apertura, di attesa; nel suo complesso il mondo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Chiesa, con il sorgere dell&#8217;età moderna e quindi con il dispiegarsi del progetto ateistico, deve vivere in un contesto radicalmente diverso da quello precedente, ed esprime la sua resistenza come missione. Essa comprende che il suo compito non è più, come nell&#8217;età medievale, di intervenire col suo influsso religioso e spirituale sulla forma della società, per determinare una struttura umanamente più adeguata; i termini sono ormai radicalmente diversi: la Chiesa è chiamata alla missione in una situazione culturale e sociale di obiettiva ostilità che tende, in modo sempre più esplicito, all&#8217;ateismo e a costruire un progetto sociale anticristiano. Il compito è quello di vivere una presenza simile a quella vissuta nei primissimi tempi del cristianesimo. Con un&#8217;aggravante: che la forma culturale della società in cui la Chiesa vive ora la sua missione non presenta, come la società precristiana, degli spazi di apertura, di attesa; nel suo complesso il mondo contemporaneo è chiuso alla tradizione cristiana, anzi vive, come preoccupazione fondamentale, quella della sua eliminazione; si suole dire che siamo in una società post-cristiana.<br />
La missione della Chiesa, la sua resistenza al progetto ateistico, ha contemporaneamente reso possibile la ricostruzione dell&#8217;umano. Di fronte al dispiegarsi del progetto ateistico, che significava una progressiva perdita di libertà e di verità, la Chiesa ha resistito, impegnandosi in una presenza missionaria che, educando un popolo di cristiani, ha rimesso nel circolo della cultura e della società europea un principio diverso.<br />
Nella nuova situazione la Chiesa non può limitarsi a svolgere una serie di progetti parziali, nel tentativo di influire sulla forma culturale della società, perché sia più coerentemente cristiana. La Chiesa è chiamata a realizzare una presenza &#8220;ex-novo&#8221;, creando una soggettività umana nuova, capace di affrontare l&#8217;esistenza secondo una logica di appartenenza al mistero e non più secondo la logica dell&#8217;autoimmanenza, per cui l&#8217;uomo si concepisce come criterio ultimo e definitivo della realtà.<br />
La missione della Chiesa si è svolta anche individuando le linee di una dottrina sociale cattolica. La Chiesa, cioè, impegnata come presenza ha generato una concezione globale dell&#8217;uomo, della realtà e della vita sociale; una concezione dinamica, che esprime la missione e la rende sempre più possibile. Tutto ciò è sintetizzato in una formula acutissima del Lortz: &#8220;La dottrina sociale della Chiesa come condizione della presenza della Chiesa&#8221;.<br />
La dottrina sociale della Chiesa è costituita da una serie di interventi che il magistero dei Papi ha realizzato in alcuni momenti importanti di fronte ad alcune contraddizioni esplicite, ad alcune sfide significative poste alla vita della Chiesa dallo svolgersi del progetto ateistico.<br />
La dottrina sociale consta di due momenti. Il primo è un confronto con i fondamenti della posizione ateistica. Questo compito è stato assunto, ad esempio, da Pio IX con l&#8217;enciclica Quanta cura, ma soprattutto con il Sillabo, di cui si sono già riportati alcuni passi significativi. In questo primo momento la dottrina sociale della Chiesa si misura con il progetto umano, culturale e sociale del mondo ateistico, per giudicarne l&#8217;inconciliabilità con la fede: la concezione cristiana dell&#8217;uomo e del suo rapporto con la realtà, è inassimilabile alternativa rispetto alla concezione ateistica dominante.<br />
C&#8217;è poi un secondo momento che è quello positivo: a partire dalla concezione cristiana dell&#8217;uomo si può costruire un nuovo tipo di società. Si può citare, al riguardo, un brano dell&#8217;enciclica Quadragesimo anno scritta da Pio XI nel 1931 per celebrare la Rerum Novarum di Leone XIII che si può considerare la prima enciclica sociale e che era stata pubblicata esattamente quarant&#8217;anni prima. Scrive dunque Pio XI: &#8220;Per usare le parole del nostro predecessore, se ai mali del mondo v&#8217;è un rimedio, questo non può essere altro che il ritorno alla vita e alle istituzioni cristiane, giacché questo solo può distogliere gli occhi affascinati degli uomini, del tutto immersi nelle cose effimere di questo mondo, e innalzarli al cielo; questo solo può portare efficace rimedio alla troppa sollecitudine per i beni caduchi ch&#8217;è l&#8217;origine di tutti i vizi; del quale rimedio chi può negare che la società umana non abbia al presente un sommo bisogno?&#8221;.<br />
Al di là del linguaggio, evidentemente datato, l&#8217;idea fondamentale è che, a partire dalla concezione cristiana della vita, è possibile un&#8217;esperienza culturale e sociale più adeguata all&#8217;umano.</p>
<p>Il magistero di Leone XIII<br />
Il magistero che più si è impegnato, sia nella fase del confronto, sia &#8211; soprattutto &#8211; nella fase propositiva, è quello di Leone XIII (1878-1903), il cui pontificato, immediatamente a ridosso della creazione dei grandi Stati liberal-borghesi in Europa, ebbe la possibilità di valorizzare, come materiale di riflessione, tutta la grande tradizione teologica raccolta per preparare la celebrazione del Concilio Ecumenico Vaticano I, bruscamente interrotto dalla presa di Roma da parte delle truppe italiane nel 1870. Il suo magistero sociale risulta pertanto particolarmente ricco e articolato.<br />
Leone XIII dedicò alla questione sociale tre importanti encicliche: Immortale Dei (1 novembre 1885), che porta come titolo: &#8220;Sulla costituzione cristiana degli Stati&#8221;; Libertas (20 giugno 1888), &#8220;Sulla libertà umana&#8221; e infine la più famosa, Rerum Novarum (15 maggio 1891) &#8220;Sulla condizione dei lavoratori&#8221;.<br />
L&#8217;idea fondamentale di Leone XIII è che la questione politica è una questione innanzitutto antropologica; è, cioè, fondamentalmente l&#8217;espressione di una concezione dell&#8217;uomo.<br />
Nella Immortale Dei l&#8217;idea fondamentale che Leone XIII, in modo estremamente documentato, sostiene è che la dimensione religiosa fonda una vita e delle strutture politiche che servono la libertà dell&#8217;uomo e sono espressione autentica delle persone e dei rapporti sociali. In questa enciclica si trova anche la straordinaria affermazione secondo cui la Chiesa è sostanzialmente indifferente alle varie &#8220;tecniche&#8221; di governo, a condizione che la struttura della vita politica, cioè lo Stato, abbia come preoccupazione l&#8217;affermazione della persona e dei suoi diritti fondamentali, e quindi la massima libertà della vita sociale.<br />
L&#8217;affermazione che il progetto ateistico è inassimilabile al cristianesimo non chiude la Chiesa in una posizione di nostalgia del passato, dell&#8217;ancien régime, come la maggior parte dei testi scolastici afferma. Con il magistero di Leone XIII la Chiesa assume infatti una posizione propositiva, che guarda al futuro.<br />
Leone XIII ha avuto il merito di impostare la questione a livello etico-antropologico: che tipo di uomo è quello che il progetto ateistico persegue? Che tipo di uomo è quello che la realtà della vita ecclesiale determina? Quali sono le conseguenze dell&#8217;uno e dell&#8217;altro modello? Con l&#8217;enciclica Libertas egli risale alle radici della questione antropologica ed etica. C&#8217;è una concezione della libertà negativa, e ce n&#8217;è una &#8220;cristiana&#8221; che deve essere di nuovo proclamata e insegnata. La cultura laicista dominante aveva un concetto di libertà intesa come pura capacità di scelta; così intesa la libertà serve a preparare una struttura della vita sociale e politica sostanzialmente negatrice della libertà stessa. C&#8217;è dunque una concezione della libertà come supremo valore che è funzionalizzata alla sua negazione, come appare nei sistemi totalitari del ventesimo secolo.<br />
Dal punto di vista cristiano invece la libertà è sottoposta alla verità. Il supremo valore è la verità, e la libertà è la modalità umana per affermare la verità. Questa concezione ha enormi conseguenze sul piano antropologico e dei rapporti sociali. La libertà liberale è una libertà che arriva alla propria negazione, perché si consegna allo Stato come alla struttura ultima che decide ciò che è vero e ciò che non è vero, ciò che deve e ciò che non deve essere insegnato.<br />
La Rerum Novarum dimostra la positività del progetto cristiano nel momento in cui si incontra con la questione più spinosa del XIX e del XX secolo: la questione sociale. L&#8217;ideologia liberale da un lato e quella collettivistica dall&#8217;altro impostano la questione del rapporto capitale-lavoro in una visione sostanzialmente ideologica e meccanicistica. Esse propongono soluzioni &#8211; il liberalismo selvaggio o il collettivismo &#8211; che sono false come è dimostrato anche dal fatto che i due sistemi, applicati fino in fondo, hanno creato gravissime disfunzioni anche sul piano economico.<br />
La posizione di Leone XIII non è una terza via tra capitalismo e collettivismo, ma è l&#8217;indicazione che esiste un soggetto in cui la divisione fra capitalista e lavoratore, come espressione di un odio incontenibile, è negata: è il soggetto che fa l&#8217;esperienza della vita ecclesiale e della sua formazione morale. Si afferma il principio della priorità dell&#8217;etica sull&#8217;analisi socio-politica e la necessità di formare personalità che sappiano affrontare la questione del rapporto fra datore di lavoro e lavoratore non in termini di odio irriducibile e di competizione assoluta. Con la Rerum Novarum, Leone XIII indica un approccio originale al problema della società industriale. Un approccio non ideologico, ma personale. Non è il sistema (che blocca gli uomini in categorie, in classi, in situazioni da cui non si possono liberare), ma è la personalità del singolo o del gruppo che è chiamata in ogni situazione a leggere e ad affrontare i problemi. Avviene, quindi, la rivalutazione della persona come dotata di libertà e di responsabilità. La carità, che viene invocata continuamente come principio risolutivo delle questioni sociali, non è intesa come elemosina, bensì come concezione globale della vita.<br />
Il secondo aspetto originale della Rerum Novarum è l&#8217;individuazione di forme storiche di soluzione del problema sociale. Leone XIII ha indicato la difesa sia del diritto di proprietà, che della destinazione sociale della proprietà. Invece il meccanicismo liberale voleva la proclamazione assoluta del diritto di proprietà e la sua destinazione privata, cioè il puro incremento del capitale. D&#8217;altro canto l&#8217;abolizione socialista del diritto di proprietà generava una cultura del lavoro incapace di creatività e di responsabilità personali.<br />
Secondo il magistero della Chiesa (come affermano chiaramente sia la Rerum Novarum che la Quadragesimo anno) la difesa del diritto di proprietà non coincide con la difesa del capitalismo, bensì con la difesa della personalità umana. La proprietà è infatti un diritto fondamentale, espressivo della personalità singola e associata. Il problema è l&#8217;educazione di colui che deve fruire di questo diritto perché il suo uso sia per l&#8217;incremento del bene comune e non per un puro benessere egoisticamente stralciato dal contesto sociale. Rispetto al nodo della rivoluzione industriale la posizione cristiana, non era rivolta al passato nel rimpianto di un mondo perduto, ma contribuiva a generare un soggetto nuovo, un&#8217;esperienza originale di unità fra gli uomini capace di socialità nuova.<br />
Pio XI (1922-1939) raccoglie adeguatamente e rigorosamente l&#8217;eredità di Leone XIII. Durante il suo pontificato, l&#8217;Europa giace sotto la cappa di piombo dell&#8217;assolutismo culturale e politico. Egli condanna pubblicamente e successivamente &#8211; unica voce di altissima autorità morale &#8211; il fascismo, il nazismo e il comunismo, rispettivamente con le tre encicliche: Non abbiamo bisogno (29 giugno 1931), Con animo angosciato (14 marzo 1937), e Divini Redemptoris (19 marzo 1938). Egli esprime così la condanna nei confronti della concezione antropologica e politica secondo cui l&#8217;uomo appartiene allo Stato e si esprime esclusivamente nell&#8217;ambito dello Stato. &#8220;Per il fascismo &#8211; scrive Mussolini alla voce Dottrina del fascismo della Enciclopedia italiana nel 1931 &#8211; lo Stato è un assoluto davanti al quale individuo e gruppi sono il relativo: essi sono pensabili in quanto stanno dentro lo Stato&#8230; Volontà di potenza e d&#8217;imperio che reprime, con la severità necessaria, coloro che vorrebbero opporsi&#8221;. Tali affermazioni si adattano benissimo anche all&#8217;ideologia stalinista o nazista.<br />
Pio XII (1939-1958), il cui pontificato si svolge durante la seconda guerra mondiale e l&#8217;immediato drammatico dopoguerra, nel suo magistero dimostra come la possibilità di un progetto positivo è più vicina che mai.<br />
Le guerre mondiali, nel magistero dei Papi, sono state lette nella loro profondità autentica. Esse hanno dimostrato che il progetto ateistico non si sarebbe realizzato se non a condizione di un impoverimento spaventoso dell&#8217;uomo e della società. Per primo Benedetto XV (1914-1922) aveva avuto la responsabilità di valutare la prima guerra mondiale nella sua enciclica Pacem Dei munus pulcherrimum (23 maggio 1920); egli aveva affermato che la guerra non era stato un regolamento di conti fra potenze, ma l&#8217;esprimersi sino in fondo di una concezione ateistica della vita, che aveva provocato uno scollamento fra gli Stati e la vita dei popoli. In secondo luogo egli aveva affermato che la carità rappresenta una reale alternativa alla guerra: essa, abbracciata come pratica, unifica vincitori e vinti.<br />
La connessione fra il piano antropologico e quello politico su cui si è basata e si basa la resistenza della Chiesa allo Stato assoluto è di carattere etico ed educativo: occorre indurre l&#8217;uomo a riprendere coscienza del proprio destino trascendente e a considerare la vita sociale, e quindi lo Stato, non come la fonte della sua esistenza, ma come l&#8217;ambito in cui esprimere la sua creatività. Si tratta di un capovolgimento totale tanto più richiesto, quanto più si va rilevando l&#8217;inconsistenza, l&#8217;impossibilità di attuazione, il fallimento del progetto ateistico.<br />
Questa resistenza ha avuto certamente il suo punto di maggiore coscienza e sviluppo nel Concilio Ecumenico Vaticano II, in cui la storia della Chiesa ha, da un lato, recuperato autenticamente la propria identità di popolo di Dio, dall&#8217;altro, la responsabilità della missione.<br />
Se si eliminasse dalla storia degli ultimi 250 anni la Chiesa cattolica, e il magistero del Papa in particolare, noi avremmo il prevalere indiscusso e invincibile dell&#8217;ideologia. L&#8217;unica forma di resistenza all&#8217;ideologia adeguatamente organica e capace di catalizzare altri fattori di resistenza è indiscutibilmente quella della Chiesa cattolica. Il nemico dichiarato di qualsiasi ideologia è stata la Chiesa, come si è visto fin dalla rivoluzione francese.<br />
Questa posizione di resistenza ha avuto una debolezza intrinseca, il cui punto più pericoloso si è espresso, all&#8217;inizio di questo secolo, con un fenomeno chiamato &#8220;modernismo&#8221; condannato nel 1907 dall&#8217;enciclica Pascendi dominici gregis di San Pio X. Nonostante tale condanna, si tratta di una tendenza ancora presente, in modo abbastanza diffuso, nel complesso del cattolicesimo di oggi, in quanto rappresenta una tentazione permanente dello spirito cattolico. Vi si è già accennato parlando della tentazione gnostica nella Chiesa primitiva, cioè del progetto di sottoporre la fede al mondo, anziché viverla come criterio per giudicare e intervenire attivamente nella vita culturale e sociale in forza alla propria nuova identità personale e sociale.<br />
Il modernismo sottopone la fede alla mentalità dominante, è culturalmente subalterno al progetto ateistico e si limita ad individuare, nel contesto sociale dominante, degli spazi di sopravvivenza. Si tratta, insomma di un ripiegamento, di una riduzione della Chiesa a culto e a formazione moralistica di un individuo che, al massimo, deve attenuare le conseguenze del progetto ateistico, ma che non è in grado di discuterlo, di affermare che c&#8217;è un&#8217;altra concezione dell&#8217;uomo, un altro tipo di Stato. La posizione modernistica è quella di chi ritiene che la cultura moderna sia assoluta e la fede debba essere pensata all&#8217;interno di essa. È un atteggiamento che coincide con molti aspetti del protestantesimo. In questo senso, giustamente, si parla di una protestantizzazione della fede.</p>
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<p><strong>Autore</strong>: Sconosciuto</p>
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		<title>La resistenza nel Friuli e nella Venezia Giulia, bibliografia</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 23:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poco dopo la fine del conflitto   alcuni protagonisti e spettatori qualificati propongono le prime  ricostruzioni  e le prime valutazioni dell&#8217;esperienza passata, spesso legate  strettamente  alla polemica politica del momento. Tra gli altri si possono citare  Fabio Cusin, La liberazione di Trieste, contributo alla storiografia  non nazionalistica di Trieste, Trieste,  1946, che sottolinea  le permanenze di nazionalismo nella cultura politica triestina, o Bruno  Coceani, Mussolini, Hitler, Tito alle porte orientali d&#8217;Italia,  Rocca San Casciano, 1948, prettamente autodifensivo, in polemica con  il CLN triestino in nome della difesa dell&#8217;italianità contro comunisti  e slavi, oppure la rivendicazione della salvaguardia degli interessi  italiani portata avanti dall&#8217;&#8221;Osoppo Friuli&#8221;, presente nella  sintetica ricostruzione di Alvise Savorgnan di Brazzà, Fazzoletto  verde, Venezia, 1946, o gli episodi, leggermente romanzati, narrati  da Gino Pieri, Storie di Partigiani, Udine, 1946, o infine Bruno ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poco dopo la fine del conflitto   alcuni protagonisti e spettatori qualificati propongono le prime  ricostruzioni  e le prime valutazioni dell&#8217;esperienza passata, spesso legate  strettamente  alla polemica politica del momento. Tra gli altri si possono citare  Fabio Cusin,<em> La liberazione di Trieste, contributo alla storiografia  non nazionalistica di Trieste</em>, Trieste,  1946, che sottolinea  le permanenze di nazionalismo nella cultura politica triestina, o Bruno  Coceani, <em>Mussolini, Hitler, Tito alle porte orientali d&#8217;Italia</em>,  Rocca San Casciano, 1948, prettamente autodifensivo, in polemica con  il CLN triestino in nome della difesa dell&#8217;italianità contro comunisti  e slavi, oppure la rivendicazione della salvaguardia degli interessi  italiani portata avanti dall&#8217;&#8221;Osoppo Friuli&#8221;, presente nella  sintetica ricostruzione di Alvise Savorgnan di Brazzà, <em>Fazzoletto  verde</em>, Venezia, 1946, o gli episodi, leggermente romanzati, narrati  da Gino Pieri, <em>Storie di Partigiani</em>, Udine, 1946, o infine Bruno  Steffè, <em>Partigiani italiani nella Venezia Giulia</em>, Trieste, 1945,  memorie di un combattente nelle formazioni italiane operanti in Slovenia   (ripubblicato con integrazioni documentarie nel 1965).</p>
<p>Queste ed altre pubblicazioni  sulla resistenza nel Friuli &#8211; Venezia Giulia, comparse tra il 1945 e  il 1970, sono citate e commentate in <em>La resistenza nel Friuli e nella   Venezia Giulia. Guida bibliografica</em>, impostata e diretta da Enzo  Collotti, a cura di Silva Bon Gherardi e Adriana Petronio, Udine, 1979.  Si rimanda a questa rassegna per un&#8217;informazione completa su tutte le  pubblicazioni del periodo e in particolare all&#8217;introduzione per  un&#8217;analisi  ampia e complessiva su caratteri, tendenze ed evoluzione della  storiografia,  sia italiana che slovena e croata, nell&#8217;arco di tempo preso in esame.  Da sottolineare la sottolineatura presente in tale introduzione della  netta dicotomia tra storiografia italiana ed, estesamente, jugoslava,  negli orientamenti, nelle finalità, negli stessi metodi. Già al momento  in cui la <em>Guida</em> veniva pubblicata vi erano segni di superamento  di tale divisione, confermati negli anni successivi.</p>
<p>Gli studi che offrono un quadro   generale scientificamente valido della storia della Resistenza nel  Friuli  e nella Venezia Giulia, iniziano negli anni sessanta, e pur condizionati   da una limitata disponibilità di fonti e dal peso ineliminabile di  un non sopito clima polemico relativamente al passato soprattutto della  Venezia Giulia, mantengono tuttora una valida funzione interpretativa  e di sintesi. I principali contributi del periodo sono: Teodoro Sala, <em> La crisi finale nel Litorale Adriatico.1944-45</em>, Udine, 1962<em>;</em> Elio Apih, <em>Italia, <strong>fascismo</strong> e antifascismo nella Venezia Giulia</em> <em> (1918-1943)</em>, Bari, 1966: in essi sono esaminate le problematiche  di <strong>fascismo</strong> e antifascismo, in una dimensione storico politica e in  un contesto internazionale; Mario Pacor, <em>Confine orientale. Questione   nazionale e resistenza nel Friuli e Venezia Giulia</em>, Milano, 1964,  prende per la prima volta in esame i rapporti tra partiti comunisti  dell&#8217;area e il tema della resistenza armata nelle sue implicazioni  politiche  e sociali; Aldo Bressan, Luciano Giuricin, <em>Fratelli nel Sangue,.  Contributi per la storia della partecipazione degli italiani alla guerra   popolare di liberazione della Jugoslavia</em>, Rijeka (Fiume), 1964,  che ricostruisce minuziosamente gli avvenimenti militari e politici  in Istria, a Trieste e nel Goriziano; Galliano Fogar, <em>L&#8217;occupazione  nazista nelle province orientali d&#8217;Italia</em>, Udine, 1968 (1<sup>a</sup> ed. 1961), che prende in esame i più importanti eventi politici  dell&#8217;area  giuliana e friulana.</p>
<p>Risalgono allo stesso periodo  i primi tentativi di una ricostruzione complessiva della vicenda  resistenziale  in Friuli: Gian Angelo Colonello, <em>Guerra di liberazione, Friuli  Venezia  Giulia &#8211; Zone jugoslave</em>, Udine, 1965, di carattere genericamente  informativo, ma con una interessante dotazione documentaria; Giovanni  Padoan Vanni, <em>Abbiamo lottato insieme. Partigiani italiani e sloveni  al confine orientale</em>, Udine, 1965, dove, attraverso le memorie del  suo Commissario politico, viene ripercorsa la storia della &#8220;Garibaldi  Natisone&#8221; e della guerra partigiana nel Friuli orientale. L&#8217;argomento  verrà in seguito ampliato e sviluppato dallo stesso autore, anche sulla  base di nuove acquisizioni e riflessioni, in <em>Un&#8217;epopea partigiana  al confine tra due mondi</em>, Udine, 1984.</p>
<p>Successivamente sono le  pubblicazioni  periodiche dei due istituti per la storia del movimento di liberazione  presenti in regione che registrano lo sviluppo degli studi, ospitando  contributi interessanti, spesso poi sviluppati in pubblicazioni  autonome.  Si rimanda perciò agli indici si &#8220;Qualestoria&#8221; (già &#8220;Bollettino  dell&#8217;Istituto Regionale…&#8221;) e &#8220;Storia contemporanea in Friuli&#8221;.</p>
<p>In tempi più recenti appaiono,  con finalità informative e divulgative, masu basi scientificamente  consolidate, Giampaolo Gallo, <em>La Resistenza in Friuli 1943-1945</em>,  Udine, 1988 e Alberto Buvoli &#8211; Ines Domenicali, <em>1940-1945. La seconda   guerra mondiale e la resistenza in Friuli</em>, Catalogo della mostra,  Udine, 1995: sintetizzano lo stato degli studi portati avanti  dall&#8217;istituto  friulano per la storia del movimento di liberazione. Nel caso del primo  autore sono anche da segnalare i contributi su tematiche specifiche,  esposte con maggior ricchezza e problematicità che nell&#8217;opera di  sintesi,  presenti nella rivista dell&#8217;istituto e in alcuni volumi collettivi.</p>
<p>Svolge una funzione analoga  per quanto riguarda la Venezia Giulia Giacomo Scotti, <em>Juris, Juris!  All&#8217;attacco! La guerriglia partigiana ai confini orientali d&#8217;Italia  1943-1945, </em>Milano, 1984: vi si ricostruiscono le vicende dei reparti   partigiani inquadrati nell&#8217;Esercito popolare di liberazione jugoslavo  nell&#8217;area tra Istria e Slovenia. Fa ampio ricorso alla letteratura  storica  jugoslava. Un tema analogo, relativamente ad una singola formazione  partigiana, era stato affrontato da Giorgio Jaksetic, <em>La Brigata  Fratelli Fontanot. Partigiani italiani in Slovenia</em>, Milano, 1982,  fondandosi sulle proprie memorie e su documentazione in parte inedita.</p>
<p>Un punto di arrivo per quanto  riguarda Trieste e il suo circondario è rappresentato da un lato da  Raoul Pupo, V<em>enezia Giulia 1945. Immagini e problemi</em>, Gorizia,  1992, che rilegge le ultime fasi del conflitto dall&#8217;interno della  società  locale, e da<em> </em>Galliano Fogar, <em>Trieste in guerra. Società  e resistenza</em>, Trieste, 1999, in cui la complessità e  contraddittorietà  della situazione locale è rivista secondo schemi interpretativi attenti  alle acquisizioni storiografiche più recenti, dall&#8217;altro da un riesame  della presenza dell&#8217;esercito jugoslavo nella Venezia Giulia, con  attenzione  agli aspetti politici, militari, internazionali, iniziato da Roberto  Spazzali, <em>Foibe, un dibattito ancora aperto</em>, Trieste, 1990, e  affrontato criticamente in <em>Foibe. Il peso del passato. Venezia Giulia   1943-1945</em>, a cura di G. Valdevit, Venezia, 1997.<em> </em> Un&#8217;informazione sull&#8217;evoluzione della storiografia slovena in ambito  tematico collegato a questi problemi è stata fornita da Tone Ferenc, <em> La storiografia sulla seconda guerra mondiale in Slovenia dopo il  rovesciamento  politico del 1990</em>, in &#8220;Storia contemporanea in Friuli&#8221;  XXII, n.23, 1992.</p>
<p>Numerose sono state le ricerche   specifiche su formazioni militari e componenti politiche della  resistenza,  molte della quali hanno risentito in maniera diretta o indiretta delle  polemiche storico politiche su obiettivi, finalità, atti e  comportamenti,  delle diverse realtà interne della resistenza nella regione. Tra le  meno condizionate in tal senso vanno ricordate Galliano Fogar<em>, Le  brigate Osoppo -Friuli</em>, in AA.VV., <em><strong>Fascismo</strong> guerra e resistenza.   Lotte politiche e sociali nel Friuli &#8211; Venezia Giulia 1918-1945,</em> Trieste,<em> </em>1969; Sergio Gervasutti, <em>La stagione dell&#8217;Osoppo</em>,   Udine, 1981; Tiziano Sguazzero, <em>Il contributo azionista alla lotta  di liberazione in Friuli</em>, in &#8220;Storia contemporanea in Friuli,  1977, VII, n.8; Ferdinando Mautino, <em>Guerra di popolo. Storia delle  formazioni garibaldine friulane</em>, Padova, 1981 (riadattamento di  un testo già predisposto poco dopo la fine della guerra). In questi  e molti altri saggi e memorie è centrale il tema della linea politica  e dei conseguenti comportamenti del partito comunista locale. Tra le  più argomentate acquisizioni sul problema sono da segnalare dapprima  Pierluigi Pallante, <em>Il PCI e la questione nazionale. Friuli-Venezia  Giulia 1941-45</em>, Udine, 1980, poi Roberto Gualtieri, <em>Togliatti  e la politica estera italiana. Dalla resistenza al trattato di pace  1943-1947</em>, Roma, 1995, basato su un&#8217;ampia documentazione inedita  e su acute osservazioni su quanto proposto da essa.</p>
<p>continua a leggere sul<a href="http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:JUnNaXFIp9QJ:www.irsml.it/testi/Bibliografia%2520resistenza.doc+fascismo+filetype:doc&amp;cd=384&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;gl=it" target="_blank"> sito </a></p>
<p><strong>Autore</strong>:  Non identificato, probabile:  Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli  Venezia Giulia</p>
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		<title>La storia dello sport in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 23:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il compito principale dello sport in questo periodo storico era di dare una buona immagine del Belpaese fuori confine, distogliendo nel contempo la gente dal pensiero di altri problemi. Sport e fascismo miravano a creare un uomo nuovo, favorendo l’azione rispetto al pensiero. Le cronache del tempo non apprezzano mai il gesto sportivo fine a se stesso e, del resto, il fascismo favorisce gli sport nei quali  era possibile associare il campione all’eroe.  Per questo motivo, nel periodo di dominazione fascista, assistiamo al declino di sport come il calcio, non ritenuti utili al fine della formazione militare.
I campioni del fascismo erano Mussolini, Nuvolari e Carnera. In realtà Mussolini non era un grande sportivo ma di lui si esaltavano doti sportive in vari campi. Di fatto egli era un discreto tennista ma, l’unico sport del quale non sono menzionate le sue virtù, è proprio il tennis, in quanto non ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il compito principale dello sport in questo periodo storico era di dare una buona immagine del Belpaese fuori confine, distogliendo nel contempo la gente dal pensiero di altri problemi. Sport e fascismo miravano a creare un uomo nuovo, favorendo l’azione rispetto al pensiero. Le cronache del tempo non apprezzano mai il gesto sportivo fine a se stesso e, del resto, il fascismo favorisce gli sport nei quali  era possibile associare il campione all’eroe.  Per questo motivo, nel periodo di dominazione fascista, assistiamo al declino di sport come il calcio, non ritenuti utili al fine della formazione militare.</p>
<p>I campioni del fascismo erano Mussolini, Nuvolari e Carnera. In realtà Mussolini non era un grande sportivo ma di lui si esaltavano doti sportive in vari campi. Di fatto egli era un discreto tennista ma, l’unico sport del quale non sono menzionate le sue virtù, è proprio il tennis, in quanto non ritenuto sport eroico.</p>
<p>Carnera fu addotto a simbolo del fascismo, era un pugile enormemente grosso, alto 204 cm a causa di una disfunzione alla ghiandola pineale. Divenne campione del mondo con incontri truccati dalla mafia.</p>
<p>Tazio Nuvolari fu un campione delle 4 ruote. Aveva iniziato a cimentarsi alla guida di un’autoambulanza quando era sotto le armi. Il suo motto era “i freni non servono”. In contrapposizione alla sua vita sportiva però, non ebbe altrettanta fortuna nella vita. Perse infatti entrambi i figli a causa i una malattia, nonostante avesse cercato di tenerli lontani da ogni altro pericolo della vita, mandandoli a studiare in prestigiosi collegi. In seguito a questo grave lutto egli cominciò a correre in maniera ancora più spericolata, quasi andando in contro alla morte.</p>
<p>Nel dopoguerra, sono gli sportivi a fare da ambasciatori del nostro Paese, poiché l’Italia esce sconfitta dal conflitto bellico.</p>
<p>Fausto Coppi divenne il simbolo di un’epoca. Fu il primo a lavorare in maniera scientifica nel raggiungimento di un risultato. Il suo principale antagonista fu Bartali. Coppi rappresentava la sinistra del paese, ed era anche il modello della sofferenza e del sacrificio. Tale era infatti il suo modo di correre, effettuando delle scalate in solitaria con uno sforzo maggiore a quello richiesto, date le sue grandi potenzialità.  Bartali era il rappresentante della destra. In realtà entrambi erano dei conservatori. Fatto questo ancora più determinante negli ostacoli che Coppi dovette affrontare quando lasciò la moglie per una altra donna “la dama bianca”, ancor più che anch’essa lasciò il marito, medico.</p>
<p>Un cambiamento nel pensiero e nell’atteggiamento sportivo si ha dopo il miracolo economico (1958-63), e si comincia a pensare al sacrificio come transitorio, come un mezzo per arrivare agli albori per poi vivere i “rendita”. Tale è l’atteggiamento assunto dagli italiani, campioni sportivi inclusi, che cominciano a frequentare anche i salotti bene in seguito alla loro nuova condizione socio-economica.</p>
<p>Il nuovo carattere nazionale è rappresentato da Adriano Panatta che sale alla ribalta con un’annata densa di vittorie (1986). In contrapposizione ritroviamo Pietro Mennea che, nonostante i risultati conseguiti, non sembra mai rilassarsi. Gli altri nuovi modelli sono costituiti da Alberto Tomba, che potremmo considerare come un Panatta migliorato, perché vince di più e, anche quando smette di farlo, continua a piacere per il suo modo di essere anche spavaldo. Per lui la gente ridiscende in piazza con la bandiera tricolore. Ancora una volta lo sport riesce a conservare il legame con il nazionalismo e ci si identifica con lo sportivo.</p>
<p>Un discorso simile potrebbe essere fatto con Marco Pantani, amato nonostante le ultime infanganti ipotesi di doping. Lo sport continua comunque a restare inscindibilmente legato alla politica e ad essere utilizzato come strumento di propaganda. La verità è che bisognerebbe cercare di riportare lo sport ai vecchi modelli, ai valori perduti. Probabilmente cercando di ridurre anche il forte business ad esso legato.</p>
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		<title>Il Testamento Politico di Benito Mussolini</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 23:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nessuno che sia un vero italiano, qualunque sia la sua fede politica, disperi nell&#8217;avvenire. Le risorse del nostro popolo sono immense. Se saprà trovare un punto di saldatura, recupererà la sua forza prima ancora di qualche vincitore. Per questo punto di fusione io darei la vita anche ora, spontaneamente, qualunque sia purché improntata a vero spirito italiano. 
Dopo la sconfitta io sarò coperto furiosamente di sputi, ma poi verranno a mondarmi con venerazione. Allora sorriderò, perché il mio popolo sarà in pace con se stesso. 
Il lavoratore che assolve il dovere sociale senz&#8217;altra speranza che un pezzo di pane e la salute della propria famiglia, ripete ogni giorno un atto di eroismo. La gente che lavora è infinitamente superiore a tutti i falsi profeti che pretendono di rappresentarla. I quali profeti hanno buon gioco per l&#8217;insensibilità di chi avrebbe il sacrosanto dovere di provvedere.
Per questo sono stato e sono socialista ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuno che sia un vero italiano, qualunque sia la sua fede politica, disperi nell&#8217;avvenire. Le risorse del nostro popolo sono immense. Se saprà trovare un punto di saldatura, recupererà la sua forza prima ancora di qualche vincitore. Per questo punto di fusione io darei la vita anche ora, spontaneamente, qualunque sia purché improntata a vero spirito italiano. </p>
<p>Dopo la sconfitta io sarò coperto furiosamente di sputi, ma poi verranno a mondarmi con venerazione. Allora sorriderò, perché il mio popolo sarà in pace con se stesso. </p>
<p>Il lavoratore che assolve il dovere sociale senz&#8217;altra speranza che un pezzo di pane e la salute della propria famiglia, ripete ogni giorno un atto di eroismo. La gente che lavora è infinitamente superiore a tutti i falsi profeti che pretendono di rappresentarla. I quali profeti hanno buon gioco per l&#8217;insensibilità di chi avrebbe il sacrosanto dovere di provvedere.<br />
Per questo sono stato e sono socialista ! </p>
<p>L&#8217;accusa di incoerenza non ha fondamento. La mia condotta è sempre stata rettilinea nel senso di guardare alla sostanza delle cose e non alla forma. Mi sono adattato socialisticamente alla realtà. Man mano che l&#8217;evoluzione della società smentiva molte delle profezie di Marx, il vero socialismo ripiegava dal possibile al probabile. L&#8217;unico socialismo attuabile socialisticamente è il corporativismo, punto di confluenza, di equilibrio e di giustizia degli interessi rispetto all&#8217;interesse collettivo. </p>
<p>La politica è un&#8217;arte difficilissima tra le difficili perché lavora la materia inafferrabile, più oscillante, più incerta. La politica lavora sullo spirito degli uomini, che è un&#8217;entità assai difficile a definirsi, perché è mutevole. </p>
<p>Mutevolissimo è lo spirito degli italiani. Quando io non sarò più, sono sicuro che gli storici e gli psicologi si chiederanno come un uomo abbia potuto trascinarsi per vent&#8217;anni un popolo come l&#8217;italiano. Se non avessi fatto altro basterebbe questo capolavoro per non essere seppellito nell&#8217;oblio. </p>
<p>Altri forse potrà dominare col ferro e col fuoco, non col consenso come ho fatto io. </p>
<p>La mia dittatura è stata assai più lieve che non certe democrazie in cui imperano le plutocrazie. Il fascismo ha avuto più morti dei suoi avversari e il 25 Luglio al confino non c&#8217;erano più di trenta persone.<br />
Quando si scrive che noi siamo la guardia bianca della borghesia, si afferma la più spudorata delle menzogne. Io ho difeso, e lo affermo con piena coscienza, il progresso dei lavoratori. Tra le cause principali del tracollo del fascismo io pongo la lotta sorda ed implacabile di taluni gruppi industriali e finanziari, che nel loro folle egoismo temevano ed odiano il fascismo come il peggior nemico dei loro inumani interessi. Devo dire, per ragioni di giustizia che, il capitale italiano, quello legittimo, che si regge con la capacità delle sue imprese, ha sempre compreso le esigenze sociali, anche quando doveva allungare il collo per far fronte ai nuovi patti di lavoro. </p>
<p>L&#8217;umile gente del lavoro mi ha sempre amato e mi ama ancora. Tutti i dittatori hanno fatto strage dei loro nemici. Io sono il solo passivo; tremila morti contro qualche centinaio. Credo di aver nobilitato la dittatura. Forse l&#8217;ho svirilizzata, ma le ho strappato gli strumenti di tortura.<br />
Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E&#8217; male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita, sia con l&#8217;inviare loro dei sussidi che per la frequenza diventavano degli stipendi, sia strappandoli alla morte.<br />
Vent&#8217;anni di fascismo nessuno potrà cancellarli dalla storia d&#8217;Italia. Non ho nessuna illusione sul mio destino. Non mi processeranno, perché sanno che da accusato diverrei pubblico accusatore. Probabilmente mi uccideranno e poi diranno che mi sono suicidato, vinto dai rimorsi. Chi teme la morte non è mai vissuto, ed io sono vissuto anche troppo. La vita non è che un tratto di congiunzione tra due eternità: il passato ed il futuro. Finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dive il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò. </p>
<p>I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari.<br />
Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità leggittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della patria. </p>
<p>Chi agisce diversamente dimostrerebbe di ritenere la patria non più patria quando si è chiamati a servirla dal basso. </p>
<p>I Fascisti, insomma, dovranno agire per sentimento, non per risentimento. </p>
<p>Dal loro contegno dipenderà una più sollecita revisione storica del fascismo, perché adesso è notte, ma poi verrà il giorno. </p>
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		<title>Cronologia della Seconda guerra mondiale</title>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2010 23:12:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia Contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[VERSO LA GUERRA
Trattati di Rapallo e Locarno
1922 – Trattato di Rapallo: accordo tra Germania e URSS  ž relazione commerciale tra i due paesi; impegno di Germania ad evitare qualsiasi crociata antibolscevica delle potenze europee
1925 – Trattato di Locarno: la Germania accetta l’assetto territoriale ž distensione delle relazioni internazionali; l’accordo, però, non dice niente sui confini orientali della Germania ž si lascia aperta la possibilità dell’espansione ad est della Germania. La Germania entra nella Società delle Nazioni
Dinamismo territoriale giapponese
1931 – il Giappone invade la Manciuria. Il Giappone è privo di risorse del sottosuolo ma è molto produttivo. Dopo la grande crisi del ’29 il Giappone invade la Manciuria (terra politicamente legata alla Cina ma economicamente legata al Giappone)
La Società delle Nazioni condanna l’attacco ma non riesce a bloccarlo
1933 – il Giappone esce dalla Società delle Nazioni
La politica estera tedesca negli anni 1933 – 1936
Patto di
non aggressione
Germania
Polonia
1934 – Patto di non ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VERSO LA GUERRA<br />
Trattati di Rapallo e Locarno</p>
<p>1922 – Trattato di Rapallo: accordo tra Germania e URSS  ž relazione commerciale tra i due paesi; impegno di Germania ad evitare qualsiasi crociata antibolscevica delle potenze europee</p>
<p>1925 – Trattato di Locarno: la Germania accetta l’assetto territoriale ž distensione delle relazioni internazionali; l’accordo, però, non dice niente sui confini orientali della Germania ž si lascia aperta la possibilità dell’espansione ad est della Germania. La Germania entra nella Società delle Nazioni<br />
Dinamismo territoriale giapponese</p>
<p>1931 – il Giappone invade la Manciuria. Il Giappone è privo di risorse del sottosuolo ma è molto produttivo. Dopo la grande crisi del ’29 il Giappone invade la Manciuria (terra politicamente legata alla Cina ma economicamente legata al Giappone)</p>
<p>La Società delle Nazioni condanna l’attacco ma non riesce a bloccarlo</p>
<p>1933 – il Giappone esce dalla Società delle Nazioni<br />
La politica estera tedesca negli anni 1933 – 1936</p>
<p>Patto di</p>
<p>non aggressione</p>
<p>Germania</p>
<p>Polonia</p>
<p>1934 – Patto di non aggressione tra Germania e Polonia; Hitler rompe le relazioni diplomatiche con l’URSS dimostrando che il vero nemico non è la Polonia ma l’URSS, la terra in cui il popolo tedesco avrebbe trovato il suo spazio vitale<br />
Hitler disattende il Trattato di Versailles</p>
<p>Il popolo austriaco vuole unirsi alla Germania in base al principio delle nazionalità</p>
<p>1935 – la Regione Saar torna alla Germania con un plebiscito. La regione era occupata dalla Francia per una condizione del Trattato di Versailles</p>
<p>1935 – Hitler ripristina la coscrizione obbligatoria ž palese violazione delle condizioni di Versailles</p>
<p>1935 – Conferenza di Stresa: Francia, Gran Bretagna e Italia si riuniscono per confermare l’accordo di Locarno e condannare il riarmo tedesco</p>
<p>1935 – la Germania esce dalla Società delle Nazioni</p>
<p>1935 – l’Italia attacca l’Etiopia. Inizia la politica imperialista di Mussolini: vuole dimostrare che il fascismo vince laddove lo Stato liberale ha fallito (vd. Sconfitta di Adua, 1896)</p>
<p>La Società delle Nazioni colpisce l’Italia con sanzioni economiche</p>
<p>5 maggio 1936 – l’esercito italiano entra ad Addis Abeba</p>
<p>questo evento incrina l’alleanza che si è consolidata a Stresa ž Hitler ne approfitta</p>
<p>marzo 1936 – la Germania occupa la Renania smilitarizzata</p>
<p>novembre 1936 – Asse Roma-Berlino: patto di amicizia tra l’Italia fascista e la Germania nazista</p>
<p>Asse Roma-Berlino</p>
<p>Germania</p>
<p>Italia<br />
La guerra civile spagnola</p>
<p>1936 – dopo anni di instabilità e di tentativi reazionari: vittoria del Fronte popolare</p>
<p>Nel paese cresce la paura di un’ondata bolscevica</p>
<p>17 luglio 1936 – Francisco Franco inizia la rivolta contro la Repubblica e dà vita alla guerra civile</p>
<p>Coinvolgimento delle potenze europee</p>
<p>Franco</p>
<p>guerra civile</p>
<p>Repubblica</p>
<p>Italia e Germania</p>
<p>URSS, volontari anti-fascisti (Orwell)</p>
<p>1939 – i nazionalisti franchisti entrano a Madrid ž sconfitta della Repubblica<br />
La politica estera tedesca negli anni 1937 – 1938</p>
<p>Novembre 1936 – Patto anti-Comintern tra Germania e Giappone; l’anno dopo aderisce anche l’Italia</p>
<p>Progetto di Hitler: espansione verso Est ž scardinare l’assetto territoriale di Versailles</p>
<p>Politica dell’Inghilterra: appeasement ž fare concessioni per raggiungere la pacificazione</p>
<p>Marzo 1938 – Anschluss: annessione dell’Austria alla Germania</p>
<p>Settembre 1938 – Conferenza di Monaco: cessione della regione dei Sudeti alla Germania</p>
<p>Marzo 1939 – la Germania occupa il resto della Cecoslovacchia (Boemia e Moravia)</p>
<p>La Germania propone alla Polonia di entrare nel Patto anti – Comintern ž la Polonia rifiuta</p>
<p>L’Inghilterra dichiara che, in caso di occupazione tedesca della Polonia, il governo inglese risponderebbe</p>
<p>Maggio 1939 &#8211; la Germania si rivolge all’Italia ž Patto d’acciaio tra Germania e Italia</p>
<p>Patto d’acciaio</p>
<p>Germania</p>
<p>Italia</p>
<p>Hitler cerca di indebolire il fronte nemico impedendo l’alleanza tra l’URSS e le potenze europee ž agosto 1939 &#8211; Patto di non aggressione con Stalin (Molotov – Ribbentrop)</p>
<p>Il Patto prevede vantaggi territoriali sia per la Germania che per l’URSS</p>
<p>La Germania, in questo modo, può invadere la Polonia senza il pericolo di una guerra su due fronti; ma l’attacco al nemico storico (URSS) è solo rinviato<br />
LA GUERRA</p>
<p>1° settembre 1939 – la Germania invade la Polonia</p>
<p>3 settembre 1939 – Gran Bretagna e Francia dichiarano guerra alla Germania. L’Italia dichiara la sua non belligeranza.</p>
<p>Blitz Krieg (guerra – lampo): la Polonia è conquistata in pochi giorni (il 28 settembre cade Varsavia) ž Hitler dichiara che vuole cancellare la Polonia dalla carta d’Europa ž arresti e deportazioni</p>
<p>La guerra-lampo è possibile grazie all’azione combinata di aviazione e carro armato</p>
<p>I russi occupano le regioni orientali del paese (in base all’accordo Molotov-Ribbentrop)</p>
<p>Spartizione dell’Europa orientale in sfere di influenza ž l’URSS sottomette gli stati baltici (Lettonia, Estonia, Lituania)</p>
<p>La drôle de guerre : periodo di congelamento del conflitto</p>
<p>Guerra fra URSS e Finlandia: nel progetto di spartizione dell’Europa orientale c’è anche la Finlandia (importante per un’efficace difesa di Leningrado) ž guerra fra URSS e Finlandia ž vittoria sovietica nel marzo del 1940 ž la Finlandia conserva l’indipendenza ma entra nella sfera di influenza sovietica</p>
<p>9 aprile 1940 – la Germania attacca la Danimarca e la Norvegia ž primavera del 1940 – la Germania controlla buona parte dell’Europa centro-settentrionale<br />
Attacco a Occidente<br />
Attacco alla Francia attraverso Belgio, Olanda e Lussemburgo</p>
<p>L’offensiva è rapida ed efficace ž i territori vengono conquistati in pochi giorni</p>
<p>Aggiramento della linea Maginot (linea di fortificazioni lungo il Reno dai Vosgi alle Ardenne) ž in pochi giorni i tedeschi attraversano le Ardenne e marciano verso Parigi</p>
<p>La rapidità delle operazioni tedesche e alcune scelte tattiche sbagliate portano alla vittoria tedesca: 14 giugno 1940 – l’esercito tedesco entra a Parigi</p>
<p>Il maresciallo Petain (diventato presidente del consiglio) tratta per l’armistizio ž la Francia è divisa in due: area settentrionale occupata dai tedeschi, area centro-meridionale governo di Vichy (governo collaborazionista) ž fine della Terza Repubblica</p>
<p>Da Londra il generale francese Charles de Gaulle lancia ai suoi connazionali l’appello alla resistenza anti-nazista<br />
L’intervento dell’Italia</p>
<p>Al momento dello scoppio l’Italia dichiara la sua non-belligeranza per</p>
<p>    * insufficienza delle forze armate<br />
    * insufficienza delle materie prime</p>
<p>Il crollo della Francia (giugno 1940) convince Mussolini a preparare l’intervento</p>
<p>Anche l’opinione pubblica italiana comincia ad accettare l’idea dell’intervento pensando alle schiaccianti vittorie dell’alleata Germania è la guerra sembra quasi finita; pertanto l’Italia deve approfittare di questa dinamica positiva per partecipare poi, a guerra vinta, al tavolo delle spartizioni territoriali</p>
<p>L’Italia entra in guerra per continuare la sua politica imperialista, sicura di ottenere successi grazie al forte alleato</p>
<p>10 giugno 1940 – l’Italia dichiara guerra alla Francia e all’Inghilterra</p>
<p>10 giugno 1940 – attacco alla Francia: offensiva sulle Alpi ž insuccesso: perdite umane ingenti, risultati scarsissimi</p>
<p>Offensiva nel Mediterraneo: sconfitta della flotta italiana contro quella inglese</p>
<p>Campagna in Grecia: insuccesso</p>
<p>Offensiva in Africa settentrionale: sconfitta contro gli inglesi</p>
<p>Mussolini rifiuta l’offerta di aiuto di Hitler perché vuole combattere la sua guerra parallela a quella del Führer<br />
La battaglia di Inghilterra</p>
<p>L’Inghilterra sceglie una politica di intransigenza nei confronti delle pretese hitleriane ž Churchill diventa primo ministro</p>
<p>Dalla politica dell’appeasement (Chamberlain) alla politica dell’intransigenza (Churchill)</p>
<p>Hitler progetta l’operazione Leone marino per l’invasione dell’Inghilterra</p>
<p>Estate 1940 – grande battaglia aerea ž l’aviazione tedesca (Luftwaffe) effettua incursioni prima contro obiettivi militari poi contro i centri industriali (anche Londra viene bombardata)</p>
<p>La resistenza inglese: l’aviazione inglese (Royal Air Force) contrasta gli attacchi aerei tedeschi grazie soprattutto ad un ottimo sistema di informazione e avvistamento radar</p>
<p>L’Inghilterra subisce gravi perdite ma riesce a bloccare l’avanzata tedesca ž è la prima battuta d’arresto di Hitler<br />
Il fallimento della guerra italiana: i Balcani e il Nord Africa</p>
<p>28 ottobre 1940 – l’Italia attacca la Grecia dall’Albania (già conquistata nel 1939) ž fallimento: i greci contrattaccano respingendo le forze italiane</p>
<p>Insuccessi anche in Africa: dicembre 1940 – gli inglesi contrattaccano conquistando la Cirenaica (provincia libica)</p>
<p>Mussolini è costretto a chiedere aiuto alla Germania</p>
<p>Interventi tedeschi:</p>
<p>    * il generale Erwin Rommel riesce a riconquistare la Cirenaica<br />
    * successi delle campagne militari in Jugoslavia e Grecia</p>
<p>In Africa orientale gli inglesi hanno però la meglio ž Etiopia, Somalia ed Eritrea controllate dagli inglesi<br />
L’attacco all’Unione Sovietica</p>
<p>In Europa continentale Hitler non ha più rivali; cerca un alleato asiatico ž settembre 1940 – Patto Tripartito (Germania, Italia, Giappone); il Giappone è un forte stato a vocazione totalitaria e imperialista</p>
<p>Estate 1940 – continua l’espansionismo sovietico ž dopo la Finlandia l’URSS occupa la Bessarabia (regione della Romania)</p>
<p>Hitler occupa l’Ungheria, la Romania e la Bulgaria ž lo scontro tra Germania e URSS è oramai inevitabile</p>
<p>22 giugno 1941 – inizia l’operazione Barbarossa ž fine dell’accordo Germania – URSS (vd. accordo Molotov-Ribbentrop) ž gli schieramenti sono ora ben delineati</p>
<p>La Russia è colta di sorpresa</p>
<p>    * Stalin sapeva che lo scontro con la Germania ci sarebbe stato ma pensava che Hitler avrebbe prima voluto chiudere la partita con gli inglesi (ancora aperta)<br />
    * L’esercito sovietico, anche se enorme, è stato privato dei migliori generali durante le grandi purghe staliniane</p>
<p>Mussolini manda un corpo di spedizione</p>
<p>Hitler vuole conquistare l’URSS per</p>
<p>    * portate avanti la crociata antibolscevica, punto fondamentale del suo programma politico<br />
    * appropriarsi delle risorse sovietiche (risorse naturali e risorse militari) per continuare la guerra<br />
    * conquistare lo spazio vitale e costruire il Grande Reich, dominante su tutta l’Europa</p>
<p>Primi successi tedeschi in territorio sovietico: settembre 1941 – Hitler conquista un ampio territorio sovietico</p>
<p>Battute d’arresto dell’esercito tedesco in territorio sovietico: Hitler manca gli obiettivi più importanti: conquistare i punti nevralgici (Mosca, Leningrado)</p>
<p>La strenua resistenza russa (terra bruciata) blocca l’avanzata tedesca e trasforma la guerra-lampo in guerra di usura<br />
L’appoggio degli USA alla Gran Bretagna</p>
<p>Gli USA si schierano dalla parte delle democrazie per:</p>
<p>    * motivi ideologici: gli USA, paese con una tradizione liberale, non può che schierarsi contro il totalitarismo<br />
    * motivi geo-politici e commerciali: l’egemonia del Reich in Europa comprometterebbe seriamente le relazioni commerciali tra USA e Europa; l’espansionismo tedesco in Asia, inoltre, renderebbe più difficili anche i rapporti con l’Asia</p>
<p>Roosevelt aiuta la Gran Bretagna nella sua lotta contro la Germania ž 11 marzo 1941 – il Congresso approva la Legge affitti e prestiti: il Presidente americano può mettere delle risorse a disposizione dei paesi la cui sconfitta comprometterebbe la sicurezza degli USA</p>
<p>Maggio 1941 – incontro tra Roosevelt e Churchill: viene stilata la Carta atlantica:</p>
<p>    *<br />
    * abolizione della diplomazia segreta<br />
    * ripristino della libertà di navigazione<br />
    * abbassamento delle barriere doganali<br />
    * riduzione degli armamenti<br />
    * piena reintegrazione del Belgio, della Serbia e della Romania<br />
    * evacuazione dei territori russi occupati dai tedeschi<br />
    * restituzione alla Francia dell’Alsazia-Lorena<br />
    * possibilità di sviluppo autonomo per i popoli soggetti all’Impero austo-ungarico e a quello turco<br />
    * rettifica dei confini italiani sulla base della nazionalità</p>
<p>rispetto dei principi di sovranità popolare e di autodecisione dei popoli</p>
<p>    * libertà dei commerci<br />
    * libertà dei mari<br />
    * cooperazione internazionale<br />
    * rinuncia all’uso della forza nei rapporti fra gli stati</p>
<p>[cfr. I punti di Wilson]<br />
L’allargamento del conflitto: l’aggressione giapponese</p>
<p>Dal 1937 &#8211; il Giappone è in guerra con la Cina </p>
<p>Continuare l’espansionismo in Estremo Oriente (impadronirsi dei possedimenti francesi e olandesi ricchi di petrolio e stagno)</p>
<p>Invadere l’URSS (come vuole Hitler per stringere i russi in una morsa)</p>
<p>1941 – il Giappone deve scegliere </p>
<p>Il Giappone constata che l’invasione dell’URSS è ardua (vd. La difficoltà della Germania nella regione di Smolensk) ž il Giappone sceglie l’espansionismo locale ž luglio 1941 – il Giappone invade l’Indocina francese ž gli USA e la Gran Bretagna rispondono con l’embargo</p>
<p>7 dicembre 1941 – l’aviazione giapponese attacca la flotta statunitense ancorata a Pearl Harbor</p>
<p>Pochi giorni dopo Italia e Germania dichiarano guerra a USA ž il conflitto è, ora, veramente mondiale</p>
<p>Primi mesi del 1942 – successi giapponesi: Filippine (USA), Malesia e Birmania (UK), Indocina olandese<br />
Lo sterminio degli ebrei</p>
<p>Motivi dello sterminio:</p>
<p>    * motivi economici: sfruttamento della manodopera ebraica, requisizione dei beni degli ebrei, arianizzazione dell’economia<br />
    * motivi ideologici: individuazione di un nemico (l’ebreo) per rafforzare l’identità etnica del Reich</p>
<p>Progressiva radicalizzazione del nazismo</p>
<p>reclusione</p>
<p>eliminazione</p>
<p>discriminazione<br />
Il processo di distruzione</p>
<p>    * Iª FASE (1933 – 1939) – definizione</p>
<p>Discriminazione degli ebrei nei territori occupati senza azioni belliche (Austria, Boemia)</p>
<p>1935 – Leggi di Norimberga: proibizione dei matrimoni tra ariani e ebrei</p>
<p>chi è considerato ebreo:</p>
<p>    * persone con almeno tre nonni ebrei<br />
    * persone iscritte alla Comunità religiosa giudaica il 15 settembre 1935<br />
    * persone coniugate con un ebreo/a</p>
<p>9-10 novembre 1938 – la Notte dei cristalli: un ebreo polacco uccide un funzionario dell’ambasciata tedesca di Parigi ž il ministro della propaganda Goebbels ordina la ritorsione: distruzione di sinagoghe e negozi</p>
<p>Arianizzazione dell’economia: gli ebrei titolari di un’azienda sono obbligati a venderla a prezzi inferiori rispetto al valore di mercato</p>
<p>    * IIª FASE [1 settembre 1939 (inizio delle ostilità) – 22 giugno 1941 (invasione dell’URSS)] – concentrazione</p>
<p>Ghettizzazione:il ghetto ebraico nasce nel ‘400 in Spagna e si espande in tutta Europa nel ‘500</p>
<p>In questo periodo avviene una concentrazione sistematica degli ebrei nei ghetti per rafforzare la differenza etnica e incrementare l’odio nei confronti degli ebrei</p>
<p>    * IIIª FASE (gli anni della guerra) – annientamento</p>
<p>Il processo di annientamento sistematico comincia con l’invasione dell’URSS (1941)</p>
<p>Secondo Hitler gli ebrei russi sono stati la causa del bolscevismo</p>
<p>Si occupano di gestire lo sterminio i vertici delle SS: Heinrich Himmler e Reinhard Heydrich</p>
<p>Autunno 1941 – costruzione di due nuovi campi ad Auschwitz: Birkenau e Monowitz<br />
Campo di sterminio</p>
<p>Gli ebrei vengono uccisi subito dopo la deportazione con l’ossido di carbonio</p>
<p>Campo di concentramento</p>
<p>Luogo in cui gli ebrei lavorano; alcuni (inabili, malati) vengono uccisi</p>
<p>Dicembre 1941 – estate 1942: creazione dei campi di sterminio di Chelmno, Treblinka, Sobibor, Belzec</p>
<p>20 gennaio 1942 – Conferenza di Wansee: pianificazione della soluzione finale ž sterminio totale degli ebrei </p>
<p>1942-43: la svolta della guerra</p>
<p>Le vittorie degli alleati nel 1942-1943</p>
<p>    * Pacifico</p>
<p>La prima fase della nel Pacifico sembra svilupparsi a favore del Giappone</p>
<p>Maggio 1942 – battaglia nel Mar dei Coralli ž nessun risultato significativo</p>
<p>4 giugno 1942 – vittoria americana contro i giapponesi nelle isole Midway ž svolta a favore degli USA</p>
<p>Febbraio 1943 – i marines conquistano l’isola di Guadalcanal ž battuta d’arresto dei giapponesi ž l’esercito giapponese, d’ora in poi, pensa solo a difendere le posizioni conquistate e non più ad un’azione espansiva</p>
<p>    * Atlantico</p>
<p>Nell’Atlantico si combatte una guerra sottomarina: i tedeschi combattono contro i convogli che trasportano armi agli inglesi</p>
<p>I tedeschi infliggono gravi perdite agli alleati</p>
<p>Gli alleati contraccano e limitano le perdite grazie ad una tattica difensiva ed innovazioni tecniche (radar, bombe di profondità, razzi anti-sommergibile)</p>
<p>    * Fronte russo</p>
<p>La battaglia di Stalingrado. Hitler vuole conquistare la regione del Caucaso (ricca di petrolio) e poi puntare verso Mosca</p>
<p>Un gruppo per il Caucaso</p>
<p>Errore strategico di Hitler: dividere l’esercito in due gruppi </p>
<p>Un gruppo per Stalingrado (centro industriale, città-simbolo della Russia, punto strategico per la difesa dell’area sud-est della Russia)</p>
<p>La città viene occupata ma non cadrà mai completamente nelle mani dei tedeschi ž resistenza ad oltranza (la battaglia di Stalingrado diventerà il simbolo della resistenza anti-nazista)</p>
<p>novembre – controffensiva russa ž svolta</p>
<p>31 gennaio 1943 – von Paulus (generale tedesco) si arrende</p>
<p>Dopo la battaglia di Stalingrado: l’esercito tedesco è sulla difensiva ž inizia la fase discendente della forza bellica tedesca</p>
<p>Elementi che determinano la vittoria sovietica:</p>
<p>    * estensione del fronte russo<br />
    * rigidità dell’inverno russo<br />
    * propaganda di Stalin che aumenta il patriottismo dei russi</p>
<p>    * Fronte africano</p>
<p>Battaglia di El Alamein: controffensiva inglese (generale Montgomery) contro le truppe italo-tedesche ž nel novembre 1942 comincia la ritirata italo-tedesca verso il Nord</p>
<p>Novembre 1942 – sbarco di un contingente alleato in Algeria e Marocco</p>
<p>Maggio 1943 – dopo una battaglia campale vicino Tunisi le truppe dell’Asse si arrendono</p>
<p>La diplomazia</p>
<p>    * Conferenza di Washington (dicembre 1941 – gennaio 1942). Le 26 nazioni alleate (oltre USA, UK, URSS molti stati del Commonwealth) sottoscrivono il</p>
<p>      Patto delle Nazioni Unite: </p>
<p>    * fede ai principi della Carta atlantica<br />
    * lotta ad oltranza contro le potenze fasciste<br />
    * impegno a non concludere armistizi o paci separate<br />
    * Conferenza di Casablanca (13-24 gennaio 1943). Si decide di continuare la guerra fino alla resa incondizionata della Germania<br />
    * Conferenza di Theran (22-26 novembre 1943). Si decide di combattere su di un fronte francese da aggiungere al fronte italiano</p>
<p>      Churchill propone un fronte balcanico (diffidenza nei confronti dell’URSS) ž conquistare i Balcani avrebbe contenuto l’avanzata sovietica </p>
<p>La caduta del fascismo in Italia</p>
<p>12 giugno 1943 – gli alleati sbarcano nell’isola di Pantelleria</p>
<p>10 luglio 1943 – sbarco in Sicilia ž debole resistenza ž controllo della Sicilia da parte degli alleati in poche settimane</p>
<p>19 luglio 1943 – bombardamento di Roma da parte degli americani</p>
<p>marzo 1943 – scioperi operai in tutto il Nord contro il fascismo</p>
<p>Dopo le sconfitte Mussolini perde credito ž il consenso fascista vacilla sempre di più</p>
<p>25 luglio: riunione del Gran Consiglio del fascismo: ordine del giorno presentato da Dino Grandi (uomo politico fascista che era stato nominato ambasciatore a Londra ž ha  sempre cercato di sganciare la politica italiana dal giogo nazista): nell’ordine del giorno si dice che il re deve tornare ad assumere il ruolo di comandante supremo delle forze armate ž sfiducia nei confronti del fascismo</p>
<p>25 luglio (pomeriggio) – Vittorio Emanuele III convoca Mussolini e lo costringe a rassegnare le dimissioni (Mussolini viene arrestato dai carabinieri) ž Pietro Badoglio viene nominato capo del governo</p>
<p>3 settembre 1943 (reso noto l’8 settembre 1943) – armistizio dell’Italia con gli alleati (resa incondizionata) ž l’Italia si ritrova nemica della Germania</p>
<p>GUERRA</p>
<p>alleati</p>
<p>tedeschi</p>
<p>Sud</p>
<p>Nord</p>
<p>Le truppe tedesche occupano tutto il territorio nazionale ž l’Italia diventa teatro di guerra </p>
<p>Le truppe italiane allo sbando ž i tentativi di resistenza vengono duramente puniti dai tedeschi ž [a Cefalonia vengono uccisi dai tedeschi 8400 soldati italiani che si rifiutano di consegnare le armi]<br />
La Repubblica Sociale Italiana</p>
<p>Il duce si rifugia sul Gran Sasso; verrà liberato dai tedeschi</p>
<p>Nasce la Repubblica Sociale Italiana, un nuovo Stato fascista con sede a Salò; capo dell’esecutivo: Mussolini</p>
<p>Programma politico socialisteggiante</p>
<p>Nord</p>
<p>Sud</p>
<p>Stato monarchico con sede a Salerno; capo dell’esecutivo: Badoglio</p>
<p>Movimento partigiano<br />
(resistenza ai nazi-fascisti)</p>
<p>Esercito della RSI</p>
<p>Nord Italia: guerra civile </p>
<p>La Resistenza italiana</p>
<p>Le prime formazioni di resistenza popolare ai nazi-fascisti nascono dall’incontro tra piccoli nuclei antifascisti e militari allo sbando</p>
<p>I partigiani agiscono soprattutto fuori dai centri abitati; nelle città agiscono i Gruppi di azione patriottica (piccoli gruppi armati che compiono attentati contro i tedeschi e i militari della RSI)</p>
<p>[eccidio delle Fosse Ardeatine: marzo 1944 – un gruppo di azione patriottica uccide 33 militari tedeschi ž i tedeschi rispondono con una feroce rappresaglia: uccisione di 335 italiani (detenuti, ebrei, antifascisti e militari badogliani) ž il motto tedesco è “10 italiani per 1 tedesco”]</p>
<p>Formazioni partigiane: Brigate Garibaldi (PCI), Giustizia e libertà (Partito d’Azione), Brigate Matteotti (PSI), Autonomi (filomonarchici e badogliani), Fiamme verdi e brigate del popolo (di ispirazione cattolica)</p>
<p>9 settembre 1943 – nasce il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), associazione dei partiti antifascisti: il Partito d’azione (nato nel 1942 con un programma di mediazione tra socialismo e liberalismo), Partito Socialista di Unità Proletaria (nato nell’agosto del 1943 riunificando diverse componenti socialiste), Democrazia cristiana (formatasi dal PPI e da giovani provenienti dall’azione cattolica e dalla FUCI), Partito liberale (moderato), Partito comunista.<br />
La svolta di Salerno</p>
<p>Marzo 1944 – vengono ricomposti i contrasti tra CLN e governo Badoglio ž Palmiro Togliatti (comunista tornato da un esilio durato 20 anni), propone la formazione di un governo di unità nazionale per unire le forze contro i nazi-fascisti ž 24 aprile 1944 – si forma un governo di unità nazionale presieduto da Badoglio con rappresentanti dei partiti del CLN</p>
<p>Vittorio Emanuele III si impegna ad abdicare (dopo la liberazione di Roma che avverrà il 4 giugno 1944) in favore del figlio Umberto</p>
<p>Dopo Badoglio Ivanoe Bonomi al governo (uomo-simbolo del CLN) ž rafforzamento della resistenza ž il movimento partigiano libera alcune città del Nord creando delle Repubbliche partigiane<br />
Il dibattito sul ruolo della Resistenza</p>
<p>Attendismo: ridimensionare il ruolo dell’insurrezione popolare (Resistenza) e lasciare l’iniziativa di liberazione agli eserciti alleati</p>
<p>Rafforzare il ruolo dell’insurrezione popolare nell’azione di liberazione</p>
<p>Generale inglese Alexander<br />
e politici italiani moderati</p>
<p>Partigiani e politici radicali</p>
<p>Inverno ’44-’45 – dibattito </p>
<p>Azione congiunta</p>
<p>alleati</p>
<p>partigiani</p>
<p>liberazione</p>
<p>25 aprile 1945 – il CLNAI assume i pieni poteri a Milano</p>
<p>Mussolini viene arrestato il 27 aprile e ucciso il giorno seguente</p>
<p>LE VITTORIE DEGLI ALLEATI E LA FINE DELLA GUERRA<br />
L’avanzata dell’Armata Rossa</p>
<p>1943-1944 – i sovietici sono protagonisti di una lenta e progressiva avanzata che li porterà alla conquista di Berlino (aprile – maggio 1945)</p>
<p>Le vittorie sovietiche fanno dell’URSS una potenza protagonista nella seconda guerra mondiale ž questo influenzerà molto i trattati di pace<br />
Lo sbarco in Normandia</p>
<p>6 giugno 1944 – Operazione Overlord: gli alleati sbarcano in territori francese sotto il comando del generale Eisenhower (3 milioni di uomini, 1200 navi da guerra, 13000 aerei)</p>
<p>alla fine di luglio gli alleati hanno già occupato il Nord della Francia</p>
<p>da sud: Operazione Dragoon: americani e i francesi di De Gaulle sbarcano in Provenza</p>
<p>25 agosto – gli alleati e i reparti del generale De Gaulle entrano a Parigi ž in settembre la Francia è quasi completamente liberata</p>
<p>De Gaulle esalta il ruolo dell’esercito francese nel processo di liberazione della Francia<br />
La fine del Terzo Reich</p>
<p>Bombardamenti sulla Germania (gli episodi più cruenti: bombardamenti su Amburgo e Dresda)</p>
<p>Intransigenza di Hitler: il Führer fa costruire armi più potenti (i razzi telecomandati V1 e V2) e spera nella rottura della ‘grande alleanza’</p>
<p>La tenuta della grande alleanza: l’alleanza USA-UK-URSS regge ž conferenza di Mosca (ottobre 1944): si abbozza una divisione in sfere d’influenza dei paesi balcanici (Bulgaria e Romania all’URSS, Grecia all’UK, equilibrio in Jugoslavia e Ungheria)</p>
<p>Febbraio 1945 &#8211; Conferenza di Yalta. Si stabilisce che, a vittoria avvenuta (oramai certa), la Germania sarà divisa in quattro zone di occupazione (oltre alle tre potenze vincitrici si pensa anche alla Francia)<br />
La fine della guerra in Europa</p>
<p>25 aprile 1945 – liberazione di Berlino (sovietici)</p>
<p>25 aprile 1945 – liberazione di Milano (CLN)</p>
<p>4 maggio 1945 – liberazione di Vienna (sovietici)</p>
<p>30 aprile 1945 – Hitler lascia la presidenza del Reich a Karl Dönitz e poi si suicida</p>
<p>Karl Dönitz chiede immediatamente la resa agli alleati</p>
<p>7 maggio 1945 – firmato a Reims l’atto di capitolazione delle forze armate tedesche<br />
Fine della guerra in Asia</p>
<p>Dal 1943 – gli USA riconquistano lentamente le posizioni perse nel Pacifico</p>
<p>Estate 1945 – gli USA sono liberi dagli impegni bellici in Europa ž concentrazione dell’offensiva bellica nel Pacifico</p>
<p>Reazione giapponese: combattimento accanito (uso dei kamikaze – aviatori suicidi)</p>
<p>Il nuovo presidente americano Harry Truman decide di porre fine bruscamente al conflitto dimostrando l’enorme potenzialità bellica degli USA:</p>
<p>6 agosto 1945 – bomba atomica su Hiroshima (100.000 morti)</p>
<p>9 agosto 1945 – bomba atomica su Nagasaki (60.000 morti)</p>
<p>15 agosto 1945 – Hirohito offre la resa incondizionata</p>
<p>2 settembre 1945 – firma dell’armistizio ž fine della seconda guerra mondiale<br />
Conseguenze della seconda guerra mondiale</p>
<p>L’Europa è indebolita</p>
<p>Due soli paesi possono ambire a diventare le nuove potenze mondiali egemoni: USA e URSS<br />
Confronto ideologico ed equilibrio bipolare</p>
<p>Modello collettivistico, pianificazione centralizzata, etica anti-individualista, disciplina del sacrificio</p>
<p>Espansione della democrazia liberale, concorrenza economica, pluralismo politico, etica del successo, individualismo</p>
<p>messaggio sovietico</p>
<p>messaggio americano</p>
<p>Fine della grande alleanza</p>
<p>La nascita dell’ONU</p>
<p>Aprile-giugno 1945 – conferenza di San Francisco: nasce l’Organizzazione delle Nazioni Unite (al posto della fallimentare Società delle Nazioni) con l’obiettivo di “salvare le generazioni future dal flagello della guerra” e di impiegare “strumenti internazionali per promuovere il progresso economico e sociale di tutti i popoli”<br />
Consiglio di sicurezza</p>
<p>Assemblea generale degli Stati membri</p>
<p>Assemblea generale: composta dagli Stati membri, si riunisce annualmente,  ha il potere di adottare risoluzioni non vincolanti</p>
<p>Consiglio di sicurezza: organo permanente che ha il potere di decisioni vincolanti per gli Stati e decidere anche interventi armati ; composto da 15 membri: I cinque maggiori potenze vincitrici (USA, URSS, UK, Francia, Cina) – membri di diritto; gli altri stati sono eletti a turno far tutti gli stati</p>
<p>Ciascuno stato del Consiglio di sicurezza ha diritto di veto<br />
Gli accordi di Bretton Woods</p>
<p>Luglio 1944 – accordi di Bretton Woods ž Fondo monetario internazionale: riserva finanziaria cui gli Stati possono attingere in caso di crisi finanziaria</p>
<p>ž Banca mondiale: istituto che concede prestiti a medio e lungo termine ai singoli Stati per favorire lo sviluppo economico</p>
<p>ottobre 1947 &#8211; GATT (Accordo generale sulle tariffe e sul commercio): generale abbassamento dei dazi doganali<br />
UNCHR</p>
<p>Centro delle Nazioni Unite per i Diritti Umani<br />
UNEP</p>
<p>Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente<br />
INSTRAW</p>
<p>Istituto Internazionale di Ricerca e Preparazione per l’Avanzamento della Donna<br />
UNCHS</p>
<p>Centro delle Nazioni Unite per gli Insediamenti Umani<br />
OIL</p>
<p>Organizzazione Internazionale del Lavoro<br />
OMS</p>
<p>Organizzazione Mondiale della Sanità<br />
UNICEF</p>
<p>Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia<br />
ACNUR</p>
<p>Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati<br />
UNESCO</p>
<p>Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione la Scienza e la Cultura<br />
FAO</p>
<p>Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura<br />
La fine della grande alleanza</p>
<p>Il disegno di Roosevelt di una cooperazione fra Occidente e Unione Sovietica finisce con la morte di Roosevelt ž con Truman al potere: cambia l’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dei sovietici ž conferenza di Potsdam: emergono contrasti sul futuro della Germania e sulla situazione dell’Europa orientale</p>
<p>L’URSS, di fronte all’atteggiamento americano impone la propria egemonia sull’Europa orientale portando al potere i partiti comunisti locali</p>
<p>Churchill: “Da Stettino, sul Baltico, a Trieste, sull’Adriatico, una cortina di ferro è calato sul continente. […] Questa non è certo l’Europa liberata per costruire la quale abbiamo combattuto”<br />
La guerra fredda</p>
<p>Agosto 1946 – contrasto fra l’Unione Sovietica e la Turchia sullo stretto dei Dardanelli ž gli Stati Uniti appoggiano la Turchia ž inizia la politica americana del containment: contenere l’espansionismo sovietico con la forza ž dottrina Truman: gli Stati Uniti si impegnano a intervenire, quando necessario, “per sostenere i popoli liberi nella resistenza all’asservimento da parte di minoranze armate o pressioni straniere”</p>
<p>Il piano Marshall. Giugno 1947 – viene lanciato il programma americano di aiuti economici European Recovery Program (Piano Marshall). I sovietici rifiutano gli aiuti perché considerano il piano uno strumento per imporre la loro egemonia in Europa ž il piano Marshall determina una ripresa economica e la possibilità di ricostruzione ž l’Europa segue il modello americano (liberismo, politica moderata, attenuazione dei conflitti sociali)</p>
<p>Il Cominform. Costituzione di un Ufficio d’informazione dei partiti comunisti (Cominform)</p>
<p>La questione tedesca. La Germania viene divisa in zone di occupazione (americana, inglese, francese, sovietica). 1947 – USA e UK integrano le loro zone di occupazione</p>
<p>Giugno 1948 – blocco di Berlino: l’URSS chiude gli accessi alla città impedendo il rifornimento ž ponte aereo degli americani ž i sovietici tolgono il blocco</p>
<p>maggio 1949 </p>
<p>Unificazione delle tre zone occidentali della Germania</p>
<p>Repubblica democratica tedesca</p>
<p>(capitale: Pankow – Berlino Est)</p>
<p>Germania federale tedesca</p>
<p>(capitale: Bonn)<br />
Il Patto Atlantico e il Patto di Varsavia</p>
<p>1949 – Patto atlantico: alleanza difensiva fra i paesi dell’Europa occidentale (Francia, Gran Bretagna, Belgio, Olanda. Lussemburgo, Norvegia, Danimarca, Islanda, Portogallo e Italia). Gli Stati Uniti e il Canada. Il patto prevede la NATO, un’organizzazione militare (nel 1951 aderiscono Grecia e Turchia, nel 1955 la Germania federale)</p>
<p>1955 – Patto di Varsavia: alleanza tra l’URSS e i paesi satelliti (contraltare della NATO)</p>
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		<title>Sorel: una rivoluzione senza compromessi in Riflessioni sulla violenza.</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 14:44:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Coloro che si piccano di ortodossia marxista non hanno voluto aggiungere niente di essenziale a quanto aveva scritto il loro maestro e hanno creduto di dover utilizzare, per le loro riflessioni sul proletariato, quanto avevano imparato dalla storia della borghesia. Non hanno quindi neppure supposto che si dovesse fare una differenza tra la forza che si indirizza verso l’autoritarismo cercando di realizzare una obbedienza automatica, e la violenza che vuole spezzare questo autoritarismo. Secondo loro, il proletariato deve impadronirsi della forza come se ne è impadronita la borghesia, servirsene come se ne è servita la borghesia, e giungere ad uno Stato socialista che sostituisca lo Stato borghese.
Avendo lo Stato già altre volte assunto una importanza di prim’ordine nelle rivoluzioni che posero fine all’antica economia, e ancora lo Stato che dovrà porre fine al capitalismo. I lavoratori devono pertanto sacrificare tutto ad un solo ůne: condurre al potere degli uomini che ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Coloro che si piccano di ortodossia marxista non hanno voluto aggiungere niente di essenziale a quanto aveva scritto il loro maestro e hanno creduto di dover utilizzare, per le loro riflessioni sul proletariato, quanto avevano imparato dalla storia della borghesia. Non hanno quindi neppure supposto che si dovesse fare una differenza tra la forza che si indirizza verso l’autoritarismo cercando di realizzare una obbedienza automatica, e la violenza che vuole spezzare questo autoritarismo. Secondo loro, il proletariato deve impadronirsi della forza come se ne è impadronita la borghesia, servirsene come se ne è servita la borghesia, e giungere ad uno Stato socialista che sostituisca lo Stato borghese.<br />
Avendo lo Stato già altre volte assunto una importanza di prim’ordine nelle rivoluzioni che posero fine all’antica economia, e ancora lo Stato che dovrà porre fine al capitalismo. I lavoratori devono pertanto sacrificare tutto ad un solo ůne: condurre al potere degli uomini che gli promettano solennemente di rovinare il capitalismo a vantaggio del popolo; è in tal modo che si forma un partito socialista parlamentare. Vecchi militanti socialisti con impieghi modesti, borghesi letterati, leggeri e avidi di chiasso, e speculatori di Borsa, immaginano che potrebbe nascere per loro un’età dell’oro al seguito di una saggia rivoluzione, tanto saggia da non incidere profondamente sulla forma tradizionale dello Stato. Questi futuri padroni del mondo sognano in modo del tutto naturale di replicare la storia della forza borghese, e si organizzano per essere in grado di trarre il maggior profitto possibile da questa rivoluzione. [...] </p>
<p>Questi padroni probabilmente sarebbero meno capaci di quelli attuali; i loro discorsi sarebbero certamente più belli, ma tutto ci in- duce a credere che essi sarebbero assai più duri e insolenti dei loro predecessori capitalisti. La nuova scuola ha un modo di ragionare del tutto diverso; essa non può accettare l’idea che il proletariato abbia come missione storica quella di imitare la borghesia; essa non arriva a capire come una rivoluzione tanto meravigliosa, quale quella che sopprimerà il capitalismo, possa tentarsi per un risultato minimo e assai dubbio, per un mutamento di padroni, per soddisfare ideologi, politicanti e speculatori, tutti adoratori e sfruttatori dello Stato. Essa non vuole attenersi alle formule di Marx: se costui non ha dato altra teoria che quella della forza borghese, essa ritiene che non sia affatto una buona ragione ad attenersi rigorosamente alla imitazione della<br />
« forza borghese. Nel corso della sua carriera rivoluzionaria, Marx non sempre ha trovato la giusta ispirazione e troppo spesso ha seguito ispirazioni che appartenevano al passato; è persino arrivato ad introdurre nei suoi scritti una quantità di vecchiumi provenienti dagli utopisti. La nuova scuola non si crede affatto tenuta ad ammirare le illusioni, le manchevolezze, gli errori di colui che ha tanto fatto per elaborare le idee rivoluzionarie; essa si sforza di stabilire una separazione tra ciò che guasta l’opera di Marx e ciò a cui si deve la sua immortalità; essa va in senso diametralmente opposto a quei socialisti ufficiali che vogliono soprattutto ammirare in Marx quanto non è marxista. Non daremo dunque molta importanza ai molti testi che ci possono venire opposti per farci vedere che spesso Marx ha inteso la storia allo stesso modo dei politicanti. Sappiamo adesso quale sia la ragione del suo atteggiamento: egli non era a conoscenza della distinzione che ci appare oggi con tanta chiarezza tra forza borghese e violenza proletaria, dato che egli non era vissuto mai in ambienti in cui fosse acquisita una concezione soddisfacente dello sciopero generale. Oggi noi siamo in possesso di un numero di elementi sufficienti per intender tanto lo sciopero sindacalista che lo sciopero politico; sappiamo in che cosa il movimento proletario si differenzia dai vecchi movimenti borghesi; troviamo nell’atteggiamento dei rivoluzionari di fronte allo Stato il modo per distinguere concetti che erano ancora assai confusi nello spirito di Marx [...] </p>
<p>Si può dire inoltre che il grande pericolo che sovrasta il sindacalismo consiste in ogni tentativo di imitare la democrazia; è assai più prudente per esso sapersi contentare, per un certo tempo, di organizzazioni deboli e caotiche, piuttosto che cadere sotto il dominio di sindacati che ricalcano le forme politiche della borghesia. l sindacalisti rivoluzionari non si sono mai ingannati, perché coloro che cercano di indirizzarli nella falsariga borghese sono nemici dello sciopero generale sindacalista, e in tal modo si sono essi stessi denunciati come nemici..,<br />
Da Georges Sorel, Riflessioni sulla violenza (1908), a cura di Ri. Vivarelli, Utet, Torino 1963.</p>
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		<title>Il soviet di Pietroburgo nel 1905 di Lev Trockij</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 14:34:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[« La parte più seria della rivoluzione russa del 1905, — scrisse Witte più tardi, — consisteva naturalmente&#8230; nella parola d’ordine: la terra ai contadini! ». E fin qui va bene. Ma Witte continua: « Al Sovjet dei lavoratori non attribuivo molta importanza. E non ne aveva infatti ». Ciò dimostra che anche il più insigne dei burocrati non aveva capito il significato degli avvenimenti che furono l’ultimo monito alle classi dominanti. Witte mori prima di esser costretto a correggere la sua opinione sull’importanza del Sovjet dei lavoratori. Quando giunsi a Pietroburgo lo sciopero d’Ottobre era avviato.
L’ondata cresceva. Ma c’era pericolo che i moti non guidati da un’organizzazione di massa si arenassero senza alcun risultato. Ero venuto dalla Finlandia col progetto di creare extrapartito una rappresentanza di lavoratori coll’elezione di un delegato su 1000 lavoratori. Il giorno del mio arrivo seppi dallo scrittore Iordanski (in seguito, ambasciatore dei Sovjet in ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>« La parte più seria della rivoluzione russa del 1905, — scrisse Witte più tardi, — consisteva naturalmente&#8230; nella parola d’ordine: la terra ai contadini! ». E fin qui va bene. Ma Witte continua: « Al Sovjet dei lavoratori non attribuivo molta importanza. E non ne aveva infatti ». Ciò dimostra che anche il più insigne dei burocrati non aveva capito il significato degli avvenimenti che furono l’ultimo monito alle classi dominanti. Witte mori prima di esser costretto a correggere la sua opinione sull’importanza del Sovjet dei lavoratori. Quando giunsi a Pietroburgo lo sciopero d’Ottobre era avviato.</p>
<p>L’ondata cresceva. Ma c’era pericolo che i moti non guidati da un’organizzazione di massa si arenassero senza alcun risultato. Ero venuto dalla Finlandia col progetto di creare extrapartito una rappresentanza di lavoratori coll’elezione di un delegato su 1000 lavoratori. Il giorno del mio arrivo seppi dallo scrittore Iordanski (in seguito, ambasciatore dei Sovjet in Italia) che già i mensceviki. Avevano dato l’ordine di creare un ente rivoluzionario con un delegato su ogni 500 lavoratori. L’idea era giusta. [...] Il Sovjet aveva sollevato delle folle enormi. Aveva dietro a sé tutti i lavoratori. Il paese era in fermento, così pure l’esercito che ritornava dall’Estremo Oriente dopo la pace di Portsmouth. Ma i reggimenti della Guardia e dei cosacchi erano ancora fedeli. C’erano tutti gli elementi per una rivoluzione vittoriosa, ma non erano ancora maturi. Il 18 ottobre, il giorno dopo la pubblicazione del manifesto, s’erano adunate davanti all’università di Pietroburgo migliaia e migliaia di persone ancora frementi per la lotta, ebbre dell’entusiasmo per la prima vittoria. lo gridai dal balcone che la mezza vittoria non era ancora la sicurezza, che il nemico era irriducibile, che la trappola era in agguato: lacerai il manifesto dello zar e ne sparsi i pezzi al vento. Ma simili moniti politici non lasciano nella coscienza delle masse che<br />
lievi scalñtture: ci vuole la scuola dei grandi avvenimenti. [...]</p>
<p><em>Da LEV Trockij, La mia vita (tentativo di autobiografia), trad. it., Mondadori, Verona 1933.</em></p>
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		<title>Il nuovo indirizzo della politica liberale. Discorso  di Giovanni Giolitti alla Camera dei Deputati (1901).</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 14:33:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ora queste Camere di lavoro che cosa hanno in sé di illegittimo? Esse sono le rappresentanti di interessi legittimi delle classi operaie: la loro funzione e di cercar il miglioramento di queste classi, sia nella misura dei salari, sia nelle ore di lavoro, sia nell’insegnamento che giovi a migliorare e ad accrescere il valore dell’opera loro, e potrebbero, se bene adoperate dal Governo, essere utilissime intermediarie fra capitale e lavoro, come potrebbero servire ad altre funzioni, per esempio a diriger bene la emigrazione. Perché dunque il Governo adotta il sistema di osteggiarle sistematicamente? Si dice che le Camere di lavoro, come vennero costituite, hanno preso atteggiamenti ostili allo Stato. Ma questa è una conseguenza inevitabile della condotta
del Governo! Colui che si vede sistematicamente perseguitato dallo Stato, come volete che ne sia l’amico? (Bravo &#8211; Bene! ci sinistra &#8211; Interruzioni a destra). Il Governo ha un solo dovere, quello di applicare ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.historiaweb.net/wp-content/uploads/2010/03/giolitti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-169" title="giolitti" src="http://www.historiaweb.net/wp-content/uploads/2010/03/giolitti.jpg" alt="" width="170" height="214" /></a>Ora queste Camere di lavoro che cosa hanno in sé di illegittimo? Esse sono le rappresentanti di interessi legittimi delle classi operaie: la loro funzione e di cercar il miglioramento di queste classi, sia nella misura dei salari, sia nelle ore di lavoro, sia nell’insegnamento che giovi a migliorare e ad accrescere il valore dell’opera loro, e potrebbero, se bene adoperate dal Governo, essere utilissime intermediarie fra capitale e lavoro, come potrebbero servire ad altre funzioni, per esempio a diriger bene la emigrazione. Perché dunque il Governo adotta il sistema di osteggiarle sistematicamente? Si dice che le Camere di lavoro, come vennero costituite, hanno preso atteggiamenti ostili allo Stato. Ma questa è una conseguenza inevitabile della condotta</p>
<p>del Governo! Colui che si vede sistematicamente perseguitato dallo Stato, come volete che ne sia l’amico? (Bravo &#8211; Bene! ci sinistra &#8211; Interruzioni a destra). Il Governo ha un solo dovere, quello di applicare la legge a queste come a tutte le altre associazioni: se mancano, deve essere ferma l’azione del Governo&#8230;</p>
<p>SARACCO, presidente del Consiglio. È quello che si è fatto! (Commenti).</p>
<p>GIOLITTI. Ma finché non violano le leggi, finché esercitino un di ritto legittimo, l’intervento dello Stato non è giustificabile. Se una Camera di lavoro viola la legge, è dovere del Governo di deferirla all’autorità giudiziaria perché le siano applicate le sanzioni penali, e in tal caso è suo dovere non arrestarsi sulla sua via. Se la Camera di lavoro di Genova aveva commesso dei reati, doveva farsene denuncia all’autorità giudiziaria.</p>
<p>[...] La ragione principale per cui si osteggiano le Camere del lavoro è questa: che l’opera loro tende a far crescere i salari. Il tenere i salari bassi comprendo che sia un interesse degli industriali. ma che interesse ha lo Stato di fare che il salario del lavoratore sia tenuto basso? È un errore, un vero pregiudizio credere che il basso salario giovi al progresso dell’industria; l’operai0 mal nutrito è sempre più debole fisicamente ed intellettualmente: e i paesi di alti salari sono alla testa del progresso industriale (Bravo!). Noi lodiamo come una gran cosa la frugalità eccessiva dei nostri contadini; anche questa lode è un pregiudizio. Chi non consuma, credetelo pure, non produce!</p>
<p>(Commenti). Il governo quando interviene per tenere bassi i salari commette un’ingiustizia, un errore economico ed un errore politico. Commette un’ingiustizia, perché manca al suo dovere di assoluta imparzialità fra i cittadini, prendendo parte alla lotta contro una classe. Commette un errore economico, perché turba il funzionamento della legge economica dell’offerta e della domanda, la quale è la sola legittima regolatrice della misura dei salari come del prezzo di qualsiasi altra merce. Il Governo commette infine un grave errore politico, perché rende nemiche dello Stato quelle classi che costituiscono in realtà la maggioranza del paese. Solo tenendosi completamente al di fuori di queste lotte fra capitale e lavoro lo Stato può utilmente esercitare una azione pacificatrice, talora anche una azione conciliatrice, che sono le sole funzioni veramente legittime in questa materia. Si<br />
disse da alcuni, i quali ne trassero quasi argomento di scandalo, che lo sciopero di Genova era uno sciopero politico. È questa una vera ingenuità: chi conosce il movimento operaio, specialmente in tutta l’Alta Italia, sa perfettamente che gli operai hanno compreso il nesso intimo, indissolubile che esiste fra le questioni economiche e le questioni politiche. La classe operaia sa perfettamente che da un governo reazionario non ha da aspettarsi altro che persecuzioni sia nelle lotte per la difesa dei suoi interessi di fronte al capitale, saper tutto ciò che riguarda il sistema tributario.</p>
<p>Nessun Governo reazionario adotterà mai il concetto di una riforma tributaria a favore delle classi meno abbienti; e se la finanza si troverà in bisogno il Governo reazionario aumenterà il prezzo del sale, il dazio sui cereali o qualche altro sui consumi, ma una imposta speciale sulle classi più  ricche non la proporrà mai. (Bravo! &#8211; Approvazione a sinistra — Commenti). Ed è perciò che non è da meravigliarsi, se questi scioperi assumono, anche indipendentemente dalla volontà di coloro che vi parteciparono, un carattere smile a quello che ha avuto lo sciopero di Genova. Il Governo, lo ripeto, deve avere una grande fermezza nell’applicare le leggi, ma deve adoperare una grande prudenza in tutto ciò che riguarda i rapporti tra lo Stato e le classi Lavoratrici</p>
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		<title>Vecchia e nuova mafia nell’analisi di Giovanni Falcone</title>
		<link>http://www.historiaweb.net/2010/01/vecchia-e-nuova-mafia-nell%e2%80%99analisi-di-giovanni-falcone/</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 15:52:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia Contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[mafie]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un breve stralcio del libro di Falcone, Cose dì cosa nostra, pubblicato dalla Rizzoli nel 1991, il magistrato verrà ucciso il 23 maggio del 1992.
Il fenomeno mafioso è noto da tempo e già alcuni scritti in materia, che risalgono a molti anni fa, ne avevano messo in evidenza le caratteristiche. Nel 1875-76, la commissione d’inchiesta Franchetti-Sonnino aveva stabilito che la mafia non ha uno statuto e non organizza riunioni, non ha capi pubblicamente riconosciuti, se non i più forti e i più abili; che esercita una grande influenza su qualsiasi forma di crimine, imprimendogli un carattere particolare che distingue la criminalità siciliana da tutte le altre. 
In particolare, Franchetti e Sonnino sottolineavano come l’interesse dello Stato nella lotta alla mafia fosse episodico, mutevole, incerto. La diagnosi dei due onesti parlamentari verrà confermata nel tempo: lo Stato passerà da un tentativo di repressione serio, quello del prefetto Mori, alle dichiarazioni ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo un breve stralcio del libro di Falcone, Cose dì cosa nostra, pubblicato dalla Rizzoli nel 1991, il magistrato verrà ucciso il 23 maggio del 1992.</p>
<p>Il fenomeno mafioso è noto da tempo e già alcuni scritti in materia, che risalgono a molti anni fa, ne avevano messo in evidenza le caratteristiche. Nel 1875-76, la commissione d’inchiesta Franchetti-Sonnino aveva stabilito che la mafia non ha uno statuto e non organizza riunioni, non ha capi pubblicamente riconosciuti, se non i più forti e i più abili; che esercita una grande influenza su qualsiasi forma di crimine, imprimendogli un carattere particolare che distingue la criminalità siciliana da tutte le altre. </p>
<p>In particolare, Franchetti e Sonnino sottolineavano come l’interesse dello Stato nella lotta alla mafia fosse episodico, mutevole, incerto. La diagnosi dei due onesti parlamentari verrà confermata nel tempo: lo Stato passerà da un tentativo di repressione serio, quello del prefetto Mori, alle dichiarazioni rassicuranti dei procuratori generali che inaugurano gli anni giudiziari. Ma limitiamoci al dopoguerra. </p>
<p>Nel 1956 la procura generale di Palermo dichiara che la delinquenza mafiosa è praticamente scomparsa: nel 1957 che i delitti sono la conseguenza di conflitti tra bande rivali; nel 1967 che la criminalità mafiosa è entrata in una fase di declino lento, ma sicuro; nel 1968 auspica l’allontanamento del mafioso dal suo habitat naturale, dato che fuori della Sicilia egli diventa inoffensivo.</p>
<p>Tutto questo per ricordare quanto il problema mafia sia stato sottovalutato nella nostra storia anche  recente. La virulenza attuale di Cosa Nostra è in parte il frutto di questa sottovalutazione e di questa ignoranza.</p>
<p>La mafia si caratterizza per la sua rapidità nell’adeguare i valori arcaici alle esigenze del presente, per la sua abilità nel confondersi con la società civile, per l’uso dell’intimidazione e della violenza, per il numero e la statura criminale dei suoi adepti, per la sua capacità ad essere sempre diversa e sempre uguale a se stessa.  </p>
<p>E&#8217; necessario distruggere il mito della presunta nuova mafia o, meglio, dobbiamo convincerci che c’è sempre una nuova mafia pronta a soppiantare quella vecchia. Già alla fine degli anni Cinquanta si parlava di «mafiosi senza principi» che avevano trasformato la vecchia, rispettabile mafia contadina in un’organizzazione malavitosa implicata fino al collo nella speculazione edilizia. Allora si parlava di Tommaso Buscetta come del mafioso nuovo stile, privo di remore morali e di valori, quello stesso Buscetta che oggi viene indicato come un uomo d’onore vecchia maniera! </p>
<p>Tutte le volte che Cosa Nostra si converte ad attività più redditizie e sale il livello di pericolo sociale da essa rappresentato, non si sa far altro che parlare di nuova mafia. Una sentenza della Corte di Cassazione del 1977 afferma con incredibile sicurezza che la vecchia mafia non era una associazione criminale, mentre la nuova lo è: altro contributo delle istituzioni alla non comprensione del fenomeno e alla disinformazione. Da parte mia, ricordo che nel 1979 alcuni colleghi mi chiesero: <<Ma tu credi davvero che la mafia esista? », mentre altri parlavano di «germinazione spontanea del fenomeno mafioso>> anche lontano dalla Sicilia. </p>
<p>Magistrati e forze dell’ordine cercano di convincersi che l’attuale inefficienza dello Stato sia dovuta all’entrata in scena di una mafia più feroce e sofisticata della precedente. Ma la vecchia e nobile mafia è soltanto una leggenda. Ne sono prova gli episodi criminali più efferati e spettacolari del dopoguerra. Se tralasciamo le strage di Portella delle Ginestre e gli assassinii di diversi sindacalisti, possiamo  ricordare: nel 1963, la prima guerra di mafia culmina nell’esplosione di una Giulietta imbottita di esplosivo che falcia sette carabinieri; nel 1969, il massacro di viale Lazio a Palermo mette in luce la crudeltà di Cosa Nostra; nel 1970 la mafia è implicata in un tentativo di colpo di Stato, il cosiddetto golpe Borghese; nel 1971 il procuratore della Repubblica di Palermo viene assassinato; nel 1974 il contrabbando di tabacco in massima espansione testimonia il raggiungimento di un livello che avrebbe dovuto suonare per le istituzioni come campanello d’allarme; nel 1980 Cosa Nostra controlla gran parte del traffico mondiale di eroina destinata agli Stati Uniti. Non si è compreso, non si è voluto comprendere che dietro tali episodi vi era una sola e unica mafia. </p>
<p>Eppure, basterebbe rileggere i rapporti di polizia degli anni Sessanta per scoprire che certi personaggi importanti, poi divenuti i capi, vi erano già citati; che la struttura di base dell’organizzazione era nota (si fa perfino menzione dei capi decina e dei rappresentanti). Ma una cappa di silenzio cala ben presto sul fenomeno mafioso: gli anni Settanta sono gli anni del terrorismo. Tutti i migliori magistrati o quasi, il grosso delle forze dell’ordine, sono impegnati nella lotta contro le Brigate rosse e altre organizzazioni terroristiche. Pochi si interessano di mafia. </p>
<p>Proprio allora prende il via il traffico di stupefacenti e la mafia si trasforma nella potenza che è oggi. Grave quindi l’errore commesso in un momento in cui si disponeva di tutte le informazioni e condizioni per capirla e combatterla. Il passaggio da una mafia poco attiva in campo economico a una mafia sempre più aggressiva si   consuma tra il 1974 e il 1977. [...]</p>
<p>Negli anni seguenti, grazie alla debolezza della repressione, la mafia prospera in tutti i settori dell’economia. Si comincia a parlare di mafia degli appalti e dei subappalti, di mafia dei  supermercati, di mafia delle tangenti&#8230; come se esistesse una miriade di organizzazioni, una accanto all’altra. Come se la mafia non fosse una e indivisibile.</p>
<p>G. FALCONE, Cose dì cosa nostra, Milano, Rizzoli, 1991</p>
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