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	<title>HistoriaWeb - la storia sul web &#187; Personaggi</title>
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		<title>D&#8217;Annunzio: Arringa al popolo di Roma in tumulto. Incitamento alla violenza</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 14:50:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Se considerato è come crimine l’incitare alla violenza i cittadini, io mi vanterò di questo crimine, io lo prenderò sopra me solo. Se invece di allarmi io potessi armi gettare ai risoluti, non esiterei; né mi parrebbe di averne rimordimento. Ogni eccesso della forza è lecito, se vale a impedire che la Patria si perda. Voi dovete impedire che un pugno di ruffiani e di frodatori riesca a imbrattare e a perdere l’Italia. Tutte le azioni necessarie assolve la legge di Roma. Ascoltatemi. Intendetemi. 
Il tradimento è oggi manifesto. Non ne respiriamo soltanto l’orribile odore, ma ne sentiamo già tutto il peso obbrobrioso. Il tradimento si compie in Roma, nella città dell’anima, nella città di vita! 
Nella Roma vostra si tenta di strangolare la Patria con un capestro prussiano maneggiato da quel vecchio boia labbrone le cui calcagna di fuggiasco sanno la via di Berlino. In Roma si compie l’assassinio. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se considerato è come crimine l’incitare alla violenza i cittadini, io mi vanterò di questo crimine, io lo prenderò sopra me solo. Se invece di allarmi io potessi armi gettare ai risoluti, non esiterei; né mi parrebbe di averne rimordimento. Ogni eccesso della forza è lecito, se vale a impedire che la Patria si perda. Voi dovete impedire che un pugno di ruffiani e di frodatori riesca a imbrattare e a perdere l’Italia. Tutte le azioni necessarie assolve la legge di Roma. Ascoltatemi. Intendetemi. </p>
<p>Il tradimento è oggi manifesto. Non ne respiriamo soltanto l’orribile odore, ma ne sentiamo già tutto il peso obbrobrioso. Il tradimento si compie in Roma, nella città dell’anima, nella città di vita! </p>
<p>Nella Roma vostra si tenta di strangolare la Patria con un capestro prussiano maneggiato da quel vecchio boia labbrone le cui calcagna di fuggiasco sanno la via di Berlino. In Roma si compie l’assassinio. E se io sono il primo a gridarlo, e se io sono il solo, di questo coraggio voi mi terrete conto domani. Ma non me ne importa. Udite. Ascoltatemi. [...] </p>
<p>Noi siamo sul punto d’essere venduti come una greggia infetta. Su la nostra dignità umana, su la dignità di ognuno, su la fronte di ognuno, su la mia, su la vostra, su quella dei vostri figli, su quella dei non nati, sta la minaccia d’un marchio servile. Chiamarsi Italiano sarà nome da rossore, nome da nascondere, nome da averne bruciate la labbra. Intendete? Avete inteso? Questo vuol fare di noi il mestatore di Dronero, intruglio osceno. [...] </p>
<p>Questo vuol fare di noi quell’altro ansimante leccatore di sudici piedi prussiani, che abita qui presso; contro il quale la lapidazione e l’arsione, subito deliberate e attuate, sarebbero assai lieve castigo. Questo vuol fare di noi la loro seguace canaglia. Questo non faranno. Voi me ne siate mallevadori, o Romani. Giuriamo, giurate che non prevarranno. [...] </p>
<p>Basta! Rovesciate i banchi! Spezzate le false bilance! Stanotte su noi pesa il fato romano; stanotte su noi pesa la legge romana. Accettiamo il fato, accettiamo la legge. </p>
<p>Imponiamo il fato, imponiamo la legge. Le nostre sorti non si misurano con la spanna del merciaio, ma con la spada lunga. Però col bastone e col ceffone, con la pedata e col pugno si misurano i manutengoli e i mezzani, i leccapiatti e i  leccazampe dell’ex cancelliere tedesco che sopra un colle quirite fa il grosso Giove trasformandosi a volta a volta in bue tenero e in pioggia d’oro. </p>
<p>Codesto servidorame di bassa`mano teme i colpi, ha paura delle busse, ha spavento del castigo corporale. lo ve li raccomando. Vorrei poter dire: io ve li consegno. I più maneschi di voi saranno della città e della salute pubblica benemeritissimi. Formatevi in drappelli, formatevi in pattuglie civiche; e fate la ronda, ponetevi alla posta, per pigliarli, per catturarli. </p>
<p>Non una folla urlante, ma siate una milizia vigilante. Questo vi chiedo. Questo è necessario&#8230; </p>
<p>Da Grabriele d’Annunzio, Arringa al popola di Roma in tumulto (13 maggio 1915), in Per la più grande Italia, Milano 1920.  </p>
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		<title>Frate Savonarola: dal pulpito al rogo in Piazza della Signoria a Firenze</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 11:12:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel 1490, Lorenzo il Magnifico commetteva l’imprudenza di richiamare a Firenze un frate domenicano, Girolamo Savonarola, ferrarese, allora trentottenne, noto per le sue prediche feroci contro il malcostume, il lusso e ogni vizio. Girolamo era già stato a Firenze, ma, non trovando terreno fertile per le sue prediche, se n’era andato altrove. Nel l494, dopo la cacciata dei Medici, Firenze aveva ripristinato le istituzioni repubblicane. Nella fase iniziale di quel breve periodo, durato ůno al l5l2, il Savonarola fu ispiratore del governo democratico e condizionò la vita della città, predicando contro i Medici e Lorenzo in particolare, che, però, non gli si oppose, perche in lui riconosceva un avversario coraggioso e intelligente. Tuttavia, gli attacchi contro la corruzione della Chiesa, contro papa Alessandro Vl Borgia e contro i potenti fiorentini gli avevano valso la proibizione di predicare in pubblico.
Il l3 maggio l497 arrivò anche la scomunica. La parola del frate ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1490, Lorenzo il Magnifico commetteva l’imprudenza di richiamare a Firenze un frate domenicano, Girolamo Savonarola, ferrarese, allora trentottenne, noto per le sue prediche feroci contro il malcostume, il lusso e ogni vizio. Girolamo era già stato a Firenze, ma, non trovando terreno fertile per le sue prediche, se n’era andato altrove. Nel l494, dopo la cacciata dei Medici, Firenze aveva ripristinato le istituzioni repubblicane. <span id="more-38"></span><a href="../wp-content/uploads/2010/01/girolamo-dasavonarola.png"><img class="alignleft" title="girolamo-dasavonarola" src="../wp-content/uploads/2010/01/girolamo-dasavonarola.png" alt="" width="150" height="193" /></a>Nella fase iniziale di quel breve periodo, durato ůno al l5l2, il Savonarola fu ispiratore del governo democratico e condizionò la vita della città, predicando contro i Medici e Lorenzo in particolare, che, però, non gli si oppose, perche in lui riconosceva un avversario coraggioso e intelligente. Tuttavia, gli attacchi contro la corruzione della Chiesa, contro papa Alessandro Vl Borgia e contro i potenti fiorentini gli avevano valso la proibizione di predicare in pubblico.</p>
<p>Il l3 maggio l497 arrivò anche la scomunica. La parola del frate rimaneva, comunque, sconvolgente, tanto che le autorità ritennero necessario indire quel processo ecclesiastico che, fatto contro voglia e col rischio che il personaggio divenisse un martire scomodo, pose fine all`avventura terrena di Girolamo Savonarola. Condannato come “eretico e scismatico&#8221;, insieme con due frati a lui fedeli, fu impiccato e bruciato sul rogo in piazza della Signoria (23 maggio l498), davanti a Palazzo Vecchio.</p>
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		<title>Quando Alfonso I d’Este fece diventare la statua del Papa un cannone</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 10:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Fra gli hobby di Alfonso I d’Este, terzo duca di Ferrara dal l505, c`era quello di fabbricare armi da fuoco. Dei cannoni usciti dalla fonderia allestita nel suo castello, è rimasto famoso quello chiamato “La Giulia&#8221;, in onore, ma non troppo, di papa Giulio II. 
Il bronzo proveniva dalla statua del papa, fusa per forza e di mala voglia da Michelangelo Buonarroti nel 1507 e posta sulla facciata di San Petronio a Bologna. Allorché nel l5ll i Bentivoglio ripresero la città al papa, la statua venne tirata in piazza e ridotta in frammenti, poi inviati ad Alfonso perché ne facesse un cannone. Le memorie del tempo dicono che il duca conservo la testa del papa, andata perduta nei secoli come pure il cannone. Non si è salvato neppure un altro eccezionale esemplare di cannone prodotto dalla fonderia ducale, lungo ben 8 metri. Non deve stupire questa passione in un signorotto ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.historiaweb.net/historiaweb/wp-content/uploads/2010/01/alfonso-deste.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-36" title="alfonso-deste" src="http://www.historiaweb.net/historiaweb/wp-content/uploads/2010/01/alfonso-deste.jpg" alt="" width="169" height="221" /></a>Fra gli hobby di Alfonso I d’Este, terzo duca di Ferrara dal l505, c`era quello di fabbricare armi da fuoco. Dei cannoni usciti dalla fonderia allestita nel suo castello, è rimasto famoso quello chiamato “La Giulia&#8221;, in onore, ma non troppo, di papa Giulio II. <span id="more-35"></span></p>
<p>Il bronzo proveniva dalla statua del papa, fusa per forza e di mala voglia da Michelangelo Buonarroti nel 1507 e posta sulla facciata di San Petronio a Bologna. Allorché nel l5ll i Bentivoglio ripresero la città al papa, la statua venne tirata in piazza e ridotta in frammenti, poi inviati ad Alfonso perché ne facesse un cannone. Le memorie del tempo dicono che il duca conservo la testa del papa, andata perduta nei secoli come pure il cannone. Non si è salvato neppure un altro eccezionale esemplare di cannone prodotto dalla fonderia ducale, lungo ben 8 metri. Non deve stupire questa passione in un signorotto condannato a guardare con timore i suoi vicini: da un lato, lo Stato della Chiesa, dall’altro, la Serenissima e invadente Repubblica di Venezia, entrambi sempre pronti a inglobare gli staterelli minori. L’importanza di questa attività si vide nel l509, durante la battaglia di Polesella, fra le ruppe guidate da Ippolito d’Este e i Veneziani. I cannoni di Alfonso, disposti sull’argine del Po, presero a bombardare la flottiglia nemica, che venne in parte distrutta e in parte catturata.<br />
Fra gli ammiratori delle artiglierie estensi, ci fu il condottiero francese Pierre Terrail, noto come cavalier Baiardo, dal castello di Bavard (Grenoble) dove nacque, il quale, pero, prediligeva l’arma bianca. Egli vide quel famoso cannone di bronzo di 8 metri e lo giudico un ordigno spaventoso.</p>
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		<title>Isabella d’Este: una prima donna d’altri tempi</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 00:11:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fu considerata una delle donne più colte, influenti, chiacchierate e ricercate del Rinascimento, amante delle arti, amata dai letterati, ritratta da Leonardo e Tiziano, cantata dall’Ariosto e da Baldassar Castiglione. E il ritratto di Isabella d’Este, marchesa di Mantova, che andò sposa a Francesco Gonzaga II nel 1490, a soli l6 anni, diventando signora non solo di nome, ma di fatto, con la coscienza della dignità che le veniva dal fatto di essere figlia di Ercole I di Ferrara.
In molti momenti della storia di Mantova e d’Italia, Isabella seppe impiegare sagge e sottili doti di diplomazia, ospite delle più luminose corti del tempo, capace di lusingare Lodovico il Moro come di incantare Luigi XII di Francia e persino papa Giulio II, dal quale ottenne aiuto per liberare Francesco, prigioniero (l509-10) della Serenissima Repubblica di Venezia. Nel frattempo, Mantova aveva avuto in lei una reggente capace e, anche quando si allontanerà ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.historiaweb.net/historiaweb/wp-content/uploads/2010/01/isabella.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26" title="isabella" src="http://www.historiaweb.net/historiaweb/wp-content/uploads/2010/01/isabella-223x300.jpg" alt="" width="109" height="147" /></a>Fu considerata una delle donne più colte, influenti, chiacchierate e ricercate del Rinascimento, amante delle arti, amata dai letterati, ritratta da Leonardo e Tiziano, cantata dall’Ariosto e da Baldassar Castiglione. E il ritratto di Isabella d’Este, marchesa di Mantova, che andò sposa a Francesco Gonzaga II nel 1490, a soli l6 anni, diventando signora non solo di nome, ma di fatto, con la coscienza della dignità che le veniva dal fatto di essere figlia di Ercole I di Ferrara.</p>
<p>In molti momenti della storia di Mantova e d’Italia, Isabella seppe impiegare sagge e sottili doti di diplomazia, ospite delle più luminose corti del tempo, capace di lusingare Lodovico il Moro come di incantare Luigi XII di Francia e persino papa Giulio II, dal quale ottenne aiuto per liberare Francesco, prigioniero (l509-10) della Serenissima Repubblica di Venezia. Nel frattempo, Mantova aveva avuto in lei una reggente capace e, anche quando si allontanerà dal marito risiedendo lungamente a Roma, Isabella non cesserà di interessarsi attivamente delle sorti della sua città.</p>
<p>Tra le cure della politica, trovò sempre il tempo per dedicarsi ai suoi svaghi, all’arte, alla moda, all’invenzione di cosmetici e persino del toupet, un’aggiunta posticcia di capelli per abbellire e arricchire l’acconciatura</p>
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