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Sorel: una rivoluzione senza compromessi in Riflessioni sulla violenza.
Coloro che si piccano di ortodossia marxista non hanno voluto aggiungere niente di essenziale a quanto aveva scritto il loro maestro e hanno creduto di dover utilizzare, per le loro riflessioni sul proletariato, quanto avevano imparato dalla storia della borghesia. Non hanno quindi neppure supposto che si dovesse fare una differenza tra la forza che si indirizza verso l’autoritarismo cercando di realizzare una obbedienza automatica, e la violenza che vuole spezzare questo autoritarismo. Secondo loro, il proletariato deve impadronirsi della forza come se ne è impadronita la borghesia, servirsene come se ne è servita la borghesia, e giungere ad uno Stato socialista che sostituisca lo Stato borghese.
Avendo lo Stato già altre volte assunto una importanza di prim’ordine nelle rivoluzioni che posero fine all’antica economia, e ancora lo Stato che dovrà porre fine al capitalismo. I lavoratori devono pertanto sacrificare tutto ad un solo ůne: condurre al potere degli uomini che gli promettano solennemente di rovinare il capitalismo a vantaggio del popolo; è in tal modo che si forma un partito socialista parlamentare. Vecchi militanti socialisti con impieghi modesti, borghesi letterati, leggeri e avidi di chiasso, e speculatori di Borsa, immaginano che potrebbe nascere per loro un’età dell’oro al seguito di una saggia rivoluzione, tanto saggia da non incidere profondamente sulla forma tradizionale dello Stato. Questi futuri padroni del mondo sognano in modo del tutto naturale di replicare la storia della forza borghese, e si organizzano per essere in grado di trarre il maggior profitto possibile da questa rivoluzione. [...]
Questi padroni probabilmente sarebbero meno capaci di quelli attuali; i loro discorsi sarebbero certamente più belli, ma tutto ci in- duce a credere che essi sarebbero assai più duri e insolenti dei loro predecessori capitalisti. La nuova scuola ha un modo di ragionare del tutto diverso; essa non può accettare l’idea che il proletariato abbia come missione storica quella di imitare la borghesia; essa non arriva a capire come una rivoluzione tanto meravigliosa, quale quella che sopprimerà il capitalismo, possa tentarsi per un risultato minimo e assai dubbio, per un mutamento di padroni, per soddisfare ideologi, politicanti e speculatori, tutti adoratori e sfruttatori dello Stato. Essa non vuole attenersi alle formule di Marx: se costui non ha dato altra teoria che quella della forza borghese, essa ritiene che non sia affatto una buona ragione ad attenersi rigorosamente alla imitazione della
« forza borghese. Nel corso della sua carriera rivoluzionaria, Marx non sempre ha trovato la giusta ispirazione e troppo spesso ha seguito ispirazioni che appartenevano al passato; è persino arrivato ad introdurre nei suoi scritti una quantità di vecchiumi provenienti dagli utopisti. La nuova scuola non si crede affatto tenuta ad ammirare le illusioni, le manchevolezze, gli errori di colui che ha tanto fatto per elaborare le idee rivoluzionarie; essa si sforza di stabilire una separazione tra ciò che guasta l’opera di Marx e ciò a cui si deve la sua immortalità; essa va in senso diametralmente opposto a quei socialisti ufficiali che vogliono soprattutto ammirare in Marx quanto non è marxista. Non daremo dunque molta importanza ai molti testi che ci possono venire opposti per farci vedere che spesso Marx ha inteso la storia allo stesso modo dei politicanti. Sappiamo adesso quale sia la ragione del suo atteggiamento: egli non era a conoscenza della distinzione che ci appare oggi con tanta chiarezza tra forza borghese e violenza proletaria, dato che egli non era vissuto mai in ambienti in cui fosse acquisita una concezione soddisfacente dello sciopero generale. Oggi noi siamo in possesso di un numero di elementi sufficienti per intender tanto lo sciopero sindacalista che lo sciopero politico; sappiamo in che cosa il movimento proletario si differenzia dai vecchi movimenti borghesi; troviamo nell’atteggiamento dei rivoluzionari di fronte allo Stato il modo per distinguere concetti che erano ancora assai confusi nello spirito di Marx [...]
Si può dire inoltre che il grande pericolo che sovrasta il sindacalismo consiste in ogni tentativo di imitare la democrazia; è assai più prudente per esso sapersi contentare, per un certo tempo, di organizzazioni deboli e caotiche, piuttosto che cadere sotto il dominio di sindacati che ricalcano le forme politiche della borghesia. l sindacalisti rivoluzionari non si sono mai ingannati, perché coloro che cercano di indirizzarli nella falsariga borghese sono nemici dello sciopero generale sindacalista, e in tal modo si sono essi stessi denunciati come nemici..,
Da Georges Sorel, Riflessioni sulla violenza (1908), a cura di Ri. Vivarelli, Utet, Torino 1963.
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