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Il soviet di Pietroburgo nel 1905 di Lev Trockij
« La parte più seria della rivoluzione russa del 1905, — scrisse Witte più tardi, — consisteva naturalmente… nella parola d’ordine: la terra ai contadini! ». E fin qui va bene. Ma Witte continua: « Al Sovjet dei lavoratori non attribuivo molta importanza. E non ne aveva infatti ». Ciò dimostra che anche il più insigne dei burocrati non aveva capito il significato degli avvenimenti che furono l’ultimo monito alle classi dominanti. Witte mori prima di esser costretto a correggere la sua opinione sull’importanza del Sovjet dei lavoratori. Quando giunsi a Pietroburgo lo sciopero d’Ottobre era avviato.
L’ondata cresceva. Ma c’era pericolo che i moti non guidati da un’organizzazione di massa si arenassero senza alcun risultato. Ero venuto dalla Finlandia col progetto di creare extrapartito una rappresentanza di lavoratori coll’elezione di un delegato su 1000 lavoratori. Il giorno del mio arrivo seppi dallo scrittore Iordanski (in seguito, ambasciatore dei Sovjet in Italia) che già i mensceviki. Avevano dato l’ordine di creare un ente rivoluzionario con un delegato su ogni 500 lavoratori. L’idea era giusta. [...] Il Sovjet aveva sollevato delle folle enormi. Aveva dietro a sé tutti i lavoratori. Il paese era in fermento, così pure l’esercito che ritornava dall’Estremo Oriente dopo la pace di Portsmouth. Ma i reggimenti della Guardia e dei cosacchi erano ancora fedeli. C’erano tutti gli elementi per una rivoluzione vittoriosa, ma non erano ancora maturi. Il 18 ottobre, il giorno dopo la pubblicazione del manifesto, s’erano adunate davanti all’università di Pietroburgo migliaia e migliaia di persone ancora frementi per la lotta, ebbre dell’entusiasmo per la prima vittoria. lo gridai dal balcone che la mezza vittoria non era ancora la sicurezza, che il nemico era irriducibile, che la trappola era in agguato: lacerai il manifesto dello zar e ne sparsi i pezzi al vento. Ma simili moniti politici non lasciano nella coscienza delle masse che
lievi scalñtture: ci vuole la scuola dei grandi avvenimenti. [...]
Da LEV Trockij, La mia vita (tentativo di autobiografia), trad. it., Mondadori, Verona 1933.
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