Articles Comments

HistoriaWeb – la storia sul web » Castelli e Palazzi » Palazzina di caccia di Stupinigi. La storia

Palazzina di caccia di Stupinigi. La storia


>

Le terre di Stupinigi, in cui sopravvivevano resti diroccati di un castello antico, divennero proprietà di Emanuele Filiberto, detto “testa di ferro”, nel 1564. Più tardi, il territorio fu donato all’Ordine di San Maurizio, di cui i Savoia erano Gran Maestri. I Savoia si concessero per molti decenni incredibili partite di caccia, eppure bisogna attendere un paio di secoli, quasi perché Vittorio Amedeo II decida di costruirvi quelle che, pur definita come una palazzina di caccia, sarà, invece, un immenso palazzo, oltre che una delle più belle realizzazioni dello spirito inventivo di Filippo Juvarra, che completò il blocco principale dell’edificio nel 1730. Altre aggiunte e abbellimenti furono apportati da Carlo Emnuele III, il quale volle anche creare i viali che da Stupinigi si portano verso le località di Vinnovo, celebre per le porcellane, di Candiolo, di Moncalieri, e fino a Torino.

La palazzina fu voluta dal Re Vittorio Amedeo II, che sognava una residenza raffinata ed elegante, quando nel 1729 decise di regalarsi questa casa di campagna, Vittorio Amedeo aveva ormai 63 anni e si trovava sul trona da oltre cinquanta, essendo rimasto orfano a 9 anni. Figlio di Carlo Emanuele II e duca di Savoia, era stato sotto la tutela della madre Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, finchè, nel 1684, prese le redini del governo.
In seguito al Trattato di Utrecht era diventato re anche di Sicilia, facendo del Piemonte un potenza di rilievo nel contesto degli stati italiani. Nel settembre del 1730, abdicò a favore del figlio Carlo Emanuele III. Vittorio Amedeo aveva sempre gusti semplici e popolari e al popolo amo sempre mescolarsi. Vittorio Amedeo morì nel 173, confinato nel castello di Rivoli a causa delle sue pretese di contestare il modo di agire del figlio, secondo lui non all’altezza.

Juvarra partì da Messina per sconvolgere il nord Italia da Torino a Belluno portando nelle sue opere colore, gioia e movimento, e fu dunque chiamato per realizzare la palazzina. Come una piovra gigantesca e lunare, la palazzina si snoda in due lunghissimi tentacoli, che racchiudono prima un grande cortile esagonale poi uno successivo ottagonale per allungarsi infine verso i prati con tentacoli minori. Tutti gli artisti che collaborarono con l’architetto si adeguarono alle sue esigenze.

Dall’atrio di infresso si entra nella Galleria dei Ritratti, un tempo usata come scuderia e ora scrigno delle immagini dei Savoia, più utili alla storia del costume che a quella dell’arte; raccoglie in totale 144 personaggi vissuti nei secoli 17 e 18 raffigurati per la maggior parte da Domenico Duprà.
I mobili completano l’arredo. L’antibiblioteca e la biblioteca sono rivestite di legno leccato di azzurro con sovrapporte decorate con soggetti intonati all’ambiente: soggetti allegorici eseguiti da Giuseppe Nogari.

Molto ricco l’appartamento detto di “Levante”, ala dell’edificio costruita nella seconda metà del ‘700 e già residenza della regina Margherita, moglie di Umberto I. Nell’anticamera i cartoni dell’arazzeria reale di Torino, con scene di battaglie antiche. Seguono il salotto, la camera da letto, decorata nel 1761 da Giacomo Bozzi, il gabinetto con le pareti di sete dipinte a fiori, sotto un prezioso soffitto decorato a cineserie.

Il grande salone ellittico rappresenta il perno e che rappresenta il centro di un mondo legato a un’epoca, in cui l’illusione si fonde con la realtà la follia con la saggezza. Oro, candele, stucchi, colori, chiaroscuri concorrono a a fare del salone uno spettacolo unico.

Il Trionfo di Diana patrona della caccia, ne domina la volta, affresco del 1733 di due pittori fratelli, Giuseppe e Domenico Valeriani. Più tardo è il lampadario di bronzo e cristallo fatto per le nozze di Maria Teresa di Savoia, figlia di Vittorio Amedeo II, con Carlo Filippo di Artois.

Paolina Bonaparte non amava particolarmente il palazzo di Chiablese, dove soggiornata, perciò, preparò un appartamento nella palazzina di Stupinigi, che con la sua freschezza rococò, ricordava un poco Parigi e Versailles. Anche Napoleone soggiornò a Stupinigi, nel 1805 ed a ricordo dell’evento l’appartamento del principe di Carignano comprende un salone con la galleria dei cimeli napoleonici, in cui è conservata la vettura da viaggio usata da Napoleone, per raggiungere Milano, per essere incoronato Re d’Italia. Stupinigi è un luogo ideale di feste e ricevimenti, continuò ad esserlo anche nel ‘900, residenza amata anche dalla regina Margherita la quale vi soggiornò nel periodo estivo.

Dal 1926 la Cina è nuovamente di proprietà dell’Ordine Mauriziano che ne cura la conservazione

Piazza Principe Amedeo 7 Stupinigi – Nichelino(TO)
Tel 011 / 3581220
Fax 011 / 3582580
sito web www.mauriziano.it/stupinig/stupini.htm
e-mail pstorico@mauriziano.it

Popularity: 31% [?]


Scritto da admin

Filed under: Castelli e Palazzi

Leave a Reply