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La Censura della stampa durante il fascismo: alcune disposizioni del regime ai giornali
Il controllo sulla libertà d’informazione è pressoché totale, in alcuni casi minuzioso. I giornalisti dovevano evitare di scrivere alcune parole, o erano obbligati a riportare alcuni episodi. Le diposizioni venivano inviate dal Ministero della Cultura popolare (MINCULPOP), predisposto proprio a tale compito. Il Ministero emanava i cosiddetti ordini di stampa o veline, con le quali sequestrava o emetteva precise disposizioni alla stampa.
Il Ministero si suddivideva in 10 Direzioni Generali:
- Gabinetto – RSI, Servizio ascolto radio estere – RSI, Stralcio bollettini Italia invasa
- Direzione Generale per la Stampa Italiana;
- Direzione Generale per la Stampa Estera;
- Direzione Generale per la Propaganda – Ufficio NUPIE(Nuclei per la propaganda in Italia e all’estero) -Propaganda presso Stati esteri
- Direzione Generale per la Cinematografia (ed includeva Cinecittà, ed il Centro Sperimentale di Cinematografia);
- Direzione Generale per l’Ente Nazionale per le Industrie Turistiche e gli Enti Provinciali per il Turismo;
- Direzione Generale per il Teatro – Ufficio censura teatrale
- Direzione Generale per l’Istituto Luce;
- Direzione Generale per l’Istituto Nazionale del Dramma Antico c.d. INDA;
- Direzione Generale per la Discoteca di Stato;
- Direzione Generale per il Comitato per il Credito Alberghiero.
Riportiamo alcuni ordini di stampa del regime:
- Notare come il Duce non fosse affatto stanco dopo quattro ore di trebbiatura. (4-7-1938)
- Dire che il Duce è stato chiamato dieci volte al balcone. (19-5-1939)
- Non pubblicare fotografie e disegni di donne raffigurate con la cosiddetta «vita di vespa ». Disegni e fotografie debbono rappresentare donne floride e sane. (17-7-1939)
- Ricordare di mettere il saluto al Duce all’inizio e alla fine del suo discorso così come ha fatto l’agenzia di stampa «Stefani». Il resto del discorso può essere pubblicato in neretto e deve essere rigorosamente controllato. E fatto assoluto divieto ai giornali di uscire senza il discorso del Duce e la cronaca Stefani del rapporto a Palazzo Venezia, pena il sequestro. (23-9-1939)
- Nella cronaca delle partite di calcio e nei commenti sul «Campionato» non «sfottere» gli arbitri. (6-11-1939)
- Non si deve dire «camions» ma «autocarri» (vale anche per il singolare).
- Evitare in ogni caso l’espressione « mentalità italiana>>. (17-11-1939)
- Commentare simpaticamente il «Foglio di Disposizioni del Partito», col quale si realizza la piena unità politica e tecnica della stampa fascista. Mettere in rilievo l’accenno del Popolo d’Italia, e concludere manifestando l’orgoglio dei giornalisti italiani, i quali, indistintamente, sono sempre stati, sono e saranno agli ordini del Partito. (28-ll-1939)
- I giornali possono dare nella cronaca di Roma la notizia della visita del Ministro Pavolini al Presepio dei Giornalisti, astenendosi di mettere il suo nome nella prima riga. (17-12-1939)
dalle Disposizioni alla stampa del Ministero della Cultura popolare (MINCULPOP)
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