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Il rapporto tra Massoneria e Illuminismo nel 18° secolo
Fra i canali attraverso i quali l’1lluminismo si diffuse va ricordato anche quello rappresentato dalla Massoneria, un’associazione segreta che ben incarna va, nell’impegnato mondo intellettuale del Settecento, le contrapposte esigenze della filantropia e della dedizione al bene della società da una parte e la diffidenza per gli strati popolari, generalmente condivisa dagli intellettuali moderati del tempo, dall’altra, Il nome, che deriva dal francese maçon (muratore), potrebbe far pensare che in un primo momento essa fosse una specie di «corporazione di mestiere», sorta per tramandare segretamente le norme tecniche della professione; molto probabilmente invece il nome trae origine dal proposito di costruire una nuova struttura politica, sociale, culturale, che animava tutti gli aderenti, i quali si chiamavano fra loro «fratelli» e si impegnavano con un giuramento ad aiutarsi nella lotta contro l’assolutismo e la tirannia.
Nata ufficialmente a Londra nel 1717, la Massoneria si proponeva di attuare tra i propri adepti divisi nei tre gradi di «apprendisti», «compagni» e «maestri» un’elevazione spirituale verso Dio e un perfezionamento morale a loro avviso addirittura superiore á quello delineato dalle dottrine della Chiesa. Tale indirizzo spiritualistico, cui non era neppure estraneo il richiamo alle Sacre Scritture, si esprimeva in una concezione filosofico-religiosa tipicamente illuminista: i massoni infatti veneravano Dio come il grande architetto dell’universo, predicavano l’aiuto reciproco verso i «fratelli» e l’interessamento verso i bisognosi, nella convinzione della totale uguaglianza fra gli uomini e quindi nell’aspirazione al superamento delle distinzioni dovute alla nazionalità. In particolare, in un tempo di aspre divisioni confessionali fra cattolici e protestanti, la Massoneria predicava la tolleranza, invitando alla riscoperta di valori spirituali ed umani antecedenti ad ogni ideologia e quindi alla pacifica convivenza fra credenti di riti diversi.
Ugualmente, in un tempo di forti contrasti politici fra stuardisti legittimisti ed hannoveriani, la «Grande Loggia>> di Londra — o «Massoneria azzurra>> come anche veniva detta — tendeva al superamento degli opposti schieramenti, sostenendo da una parte la leale sudditanza al sovrano, dall’altra il preciso carattere apolitico dell’associazione: il che ci aiuta a comprendere perché nell’ambito di essa potessero pacificamente convivere cattolici e anglicani, aristocratici e borghesi, stuardisti e hannoveriani. Nel continente si diffuse tuttavia non tanto l’indirizzo massonico inglese, quanto piuttosto quello francese, caratterizzato da un pronunciato misticismo e sensibile a suggestioni occultistiche e misteriche e addirittura a pratiche di stampo magico.
Un terzo tipo di Massoneria venne fondato nel 1776 in Baviera ad opera di alcuni convinti seguaci dell’Illuminismo, sulla base di un programma politico in cui si fondevano tendenze repubblicane, anarchiche e democratiche e decisamente influenzato da orientamenti filosofici legati all’ateism0. Fu per l’appunto un così palese allontanamento dai tradizionali indirizzi spiritualistici ed apolitici che non permise alla Massoneria bavarese di ottenere il riconoscimento delle altre logge massoniche.
Tutti questi orientamenti furono avversati dalla Chiesa cattolica, già a partire dal primo Settecento, a causa sia della palese ingerenza del movimento massonico in campo religioso, sia del suo diffuso misticismo che certo poco aveva a che fare con l’autentica spiritualità cristiana. Alla base del contrasto fra Massoneria e Chiesa cattolica stava infine una netta contrapposizione, per la prima volta attuata in forme così diffuse, fra la cultura laica moderna e quella ecclesiastica. Ecco perché Clemente XII nel 1738 e, poi, Benedetto XIV nel 1751 condannarono, sotto pena della scomunica, l’appartenenza alla Massoneria, intentando contro di essa anche processi ad opera dell’Inquisizione, di cui, ad esempio, nel 1739 rimase vittima il poeta toscano Tommaso Crudeli (1703-1745), condannato al carcere prima e al confino poi nel corso di un processo divenuto una delle principali cause dell’abolizione dell’Inquisizione in Toscana. Si apriva così la via a quella dura contrapposizione che doveva caratterizzare i reciproci rapporti fra le due istituzioni durante l’intero arco del secolo XIX.
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