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Gaetano Salvemini: Le origini del fascismo in Italia.


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Perché l’Italia del dopoguerra si trovò sull’orl0 dello sfacelo ?

La prima guerra mondiale, in Italia come in tutti gli altri Paesi neutrali e belligeranti, produsse profondi mutamenti nella vita economica. Rami della produzione, che prima della guerra erano ad uno stadio rudimentale, raggiunsero proporzioni enormi, mentre altri che erano stati fiorenti cessarono di esistere. Industrie, che si erano trasformate per adattarsi ai bisogni della guerra, dovevano a guerra finita essere riconvertite per i bisogni del tempo di pace. Molte imprese che erano fiorite come funghi occorreva che fossero ridotte o eliminate addirittura. L’intero sistema commerciale doveva essere rimesso in piedi. Nuove fonti di materie prime e nuovi mercati dovevano essere conquistati in concorrenza con nazioni assai più favorevolmente dota-

te, impegnandosi con le loro industrie e i loro commerci in un duello per il controllo dei mercati e dei prodotti. Le ferrovie e il materiale rotabile erano stati sottoposti ad un logoramento eccezionale. Uno degli ostacoli principali alla ripresa delle attività industriali e al normale funzionamento delle ferrovie era costituito dalla scarsità di carbone, che per lo più doveva essere importato dall’Inghilterra ad assai caro prezzo. Le classi agricole – vecchi, donne e bambini erano riuscite durante la guerra, a prezzo di fatiche enormi, a mantenere la produzione ad un livello non

molto inferiore a quello prebellico, ma il terreno si era impoverito. Molto bestiame era stato macellato, senza che poi si fosse provveduto a sostituirlo. Il patrimonio forestale era stato manomesso, sia per esigenze militari, sia perché in molte industrie la legna aveva sostituito il

carbone. Le zone adiacenti al vecchio confine austro-ungarico, che erano state il teatro delle operazioni militari, erano in uno stato di rovina [...]. Durante la guerra le importazioni avevano superato le esportazioni per un ammontare medio annuo di 1,1 miliardi di dollari. A questo deficit della bilancia commerciale si era provveduto mediante prestiti all’estero. Allo stesso modo fu mediante prestiti ottenuti dai governi alleati che la lira aveva potuto mantenere il

proprio corso sia durante la guerra che nei primi mesi del dopoguerra. Nella seconda metà del 1919 il governo italiano dovette di nuovo far conto esclusivamente sulle proprie risorse. Si doveva far fronte ai debiti straordinari di guerra, di cui si approssimava la scadenza e il cui importo, dal luglio 1918 al luglio 1922, ammontò a 4 miliardi di dollari. Per un Paese come l’Italia tale cifra

rappresentava una somma enorme, che non poteva ricavarsi esclusivamente dal gettito fiscale, sebbene le tasse avessero subito un aumento fortissimo. Il Tesoro dovette aumentare il debito pubblico e moltiplicare la carta moneta; sicché il totale del circolante e il debito pubblico aumentarono. [...]. Gli operai industriali ed agricoli, che non potevano più vivere con i vecchi salari, reclamavano salari più alti. E quando le loro richieste non venivano accolte o le cose andavano troppo per le lunghe, allora scioperavano. I pubblici funzionari, sia dell’amministrazione statali che degli enti locali, e gli addetti ai pubblici servizi, seguivano l’esempio dei lavoratori delle imprese private. All’interno di questo sconvolgimento economico si svilupparono i motivi di propaganda degli anarchici e dei bolscevichi, i quali, sperando in tal modo di preparare la via alla rivoluzione sociale, incitavano agli scioperi e predicavano l’occupazione delle fabbriche e delle terre, il sabotaggio e protezionismo. [...]. Per la verità, simili motivi di agitazione erano allora comuni a tutti i Paesi e non c’era modo di evitarli: soli rimedi a tanti malanni erano la pace, la pazienza, il tempo e la tenace operosità. Ma in Italia si intromise tra questi fattori un’a1tra terribile crisi morale, che praticamente condusse il Paese sull’orlo dello sfacelo: il fascismo.

G. SALVEMINI, Le origini del fascismo in Italia.

Lezioni di Harvard, Milano, Feltrinelli, 1975

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