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Frate Savonarola: dal pulpito al rogo in Piazza della Signoria a Firenze
Nel 1490, Lorenzo il Magnifico commetteva l’imprudenza di richiamare a Firenze un frate domenicano, Girolamo Savonarola, ferrarese, allora trentottenne, noto per le sue prediche feroci contro il malcostume, il lusso e ogni vizio. Girolamo era già stato a Firenze, ma, non trovando terreno fertile per le sue prediche, se n’era andato altrove. Nel l494, dopo la cacciata dei Medici, Firenze aveva ripristinato le istituzioni repubblicane.
Nella fase iniziale di quel breve periodo, durato ůno al l5l2, il Savonarola fu ispiratore del governo democratico e condizionò la vita della città, predicando contro i Medici e Lorenzo in particolare, che, però, non gli si oppose, perche in lui riconosceva un avversario coraggioso e intelligente. Tuttavia, gli attacchi contro la corruzione della Chiesa, contro papa Alessandro Vl Borgia e contro i potenti fiorentini gli avevano valso la proibizione di predicare in pubblico.
Il l3 maggio l497 arrivò anche la scomunica. La parola del frate rimaneva, comunque, sconvolgente, tanto che le autorità ritennero necessario indire quel processo ecclesiastico che, fatto contro voglia e col rischio che il personaggio divenisse un martire scomodo, pose fine all`avventura terrena di Girolamo Savonarola. Condannato come “eretico e scismatico”, insieme con due frati a lui fedeli, fu impiccato e bruciato sul rogo in piazza della Signoria (23 maggio l498), davanti a Palazzo Vecchio.
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